Africa

Al via i corsi dell’E-Africa Business Lab per affiancare le PMI italiane nel continente

Inizia oggi con la partecipazione di circa 300 iscritti l’E-Africa Business Lab, il nuovo progetto dell’Agenzia Ice mirato a accompagnare il Made in Italy sui mercati del continente.

Attraverso un percorso on line di formazione gratuita rivolto alle Pmi delle filiere Agribusiness, Infrastrutture/Costruzioni, Energia e Industria tessile, l’Agenzia Ice, in collaborazione con Sace Simest, Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Assolombarda, Assindustria Veneto Centro, Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Firenze, intende fornire alle aziende iscritte gli strumenti utili a cogliere le sfide e le opportunità economiche dei mercati locali e a sviluppare solide reti di contatti commerciali con soggetti istituzionali e privati.

Il percorso proposto dall’E-Africa Business Lab prevede una prima fase di formazione, composta da quattro incontri informativi iniziali di 90 minuti ciascuno (20-21-27-28 maggio) con focus sul contesto continentale e le realtà regionali, seguiti a partire dal 3 giugno da tre giornate formative per ogni settore, tra Agribusiness, Energia, Moda, Infrastrutture/Costruzioni incentrate su due mercati del continente a confronto.

Ciascun percorso di formazione settoriale si concluderà con un webinar 1to1 tra le aziende e gli esperti della Faculty Ice.

La seconda fase di coaching, riservata agli iscritti selezionati nel corso della fase formativa sulla base dei risultati ottenuti durante il percorso, sarà costituita da nove ore di affiancamento individuale dell’azienda con esperti Ice, Sace Simest e Confindustria Assafrica & Mediterraneo.

Per maggiori informazioni, consulta la pagina dedicata.

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    AFRICA - “Le aziende italiane sono state colpite duramente dal lockdown, con una significativa perdita economica” sottolinea Diana Battaggia, direttore di Unido Itpo Italy. “Tuttavia hanno compreso come dietro ogni sfida vi sia anche un’opportunità”. Partendo da questo assunto, Unido ha collegato le competenze industriali italiane, riadattate per rispondere all’emergenza covid-19, a quello che è il suo mandato di supporto al settore privato e di promozione dello sviluppo industriale nei Paesi in via di sviluppo.  Con questa precisa architettura di scopi, agli inizi di aprile Unido ha gettato le basi di un vero e proprio ponte di collaborazione e cooperazione nella forma di una piattaforma denominata ‘Italian Technologies respond to covid-19’. La piattaforma si presenta come una vetrina di tecnologie messe in campo da quelle imprese, startup e makers di varie regioni italiane che hanno scelto l’innovazione come risposta all’emergenza pandemica: dalle stampanti 3D per la realizzazione di mascherine o valvole per respiratori, ai droni che garantiscono il trasporto sicuro di materiale biologico.  “La piattaforma intende raccogliere gli sforzi creativi del settore privato italiano, con l’intento di promuoverli anche nei Paesi in via di sviluppo e facilitare il percorso per la costruzione di sistemi produttivi più resilienti a shock pandemici” spiega Diana Battaggia. In poche parole, l’iniziativa di Unido si muove in un’ottica di co-sviluppo, con la piattaforma che promuove le best practices individuate nel mondo dell’industria e della ricerca italiane favorendo nuove opportunità di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, che a loro volta hanno l’opportunità di conoscere le tecnologie più innovative replicabili nei rispettivi contesti.  Ne è consapevole Alessio Lorusso, amministratore delegato di Roboze, impresa italiana di Bari coinvolta anch’essa nel progetto. Sviluppatori e produttori di proprie stampanti 3D che stanno trovando applicazione in vari ambiti (dall’industria aerospaziale a quella automobilistica passando per l’energia), nel picco dell’epidemia in Italia, a Roboze non ci pensano su due volte: “Abbiamo bloccato nel nostro stabilimento tutte le macchine che stavamo producendo e che dovevano essere spedite ai clienti, chiedendo loro di pazientare, utilizzandole invece per produrre componenti da inviare a ospedali, protezione civile e tutti coloro che ne facessero richiesta. Abbiamo convertito l’uso delle nostre macchine: invece che farle usare ad altri, le abbiamo usate noi, supportando in prima battuta l’Italia e dando poi una mano ad altri Paesi in difficoltà” racconta Lorusso. Ora, con la situazione che sembra essere tornata più sotto controllo in Italia, Unido, sottolinea Lorusso, ha aperto di fatto una finestra di opportunità per progetti che possono vedere protagoniste le stampanti 3D in Paesi in via di sviluppo: “Possiamo infatti inviare le nostre macchine all’interno di container in giro per il mondo e pronte all’uso in luoghi anche remoti, dove avere un pezzo di ricambio o più semplicemente una valvola in tempi rapidi può essere questione di vita o di morte”. [GB]