Africa

Aperta l’aula Infrastrutture e Costruzioni dell’E-Africa Business Lab

AFRICA – L’E-Africa Business Lab continua con tre giornate di lavori dedicate alla filiera delle infrastrutture e costruzioni. Con 73 iscritti in aula virtuale, il secondo dei quattro percorsi settoriali contemplati dal programma – altre tre le formazioni previste, rispettivamente nei settori dell’agribusiness, dell’energia e della moda – ha raccolto l’adesione maggiore tra le Piccole e Medie Imprese partecipanti a questo nuovo progetto di accompagnamento gratuito, promosso dall’Agenzia Ice in collaborazione con Sace Simest (Gruppo CDP), Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Assolombarda, Assindustria Venetocentro, Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Firenze e rivolte alle aziende italiane interessate a scoprire le opportunità esistenti nei mercati africani.

I webinar formativi del percorso Infrastrutture e Costruzioni saranno coordinati da Rita Ricciardi e si concentreranno in particolare sui due mercati dell’Uganda e della Nigeria.

Dal 9 all’11 giugno, i partecipanti potranno avvalersi dell’esperienza e dei consigli di Simona Autuori, Direttrice dell’ufficio Ice di Addis Abeba, Alessandro Gerbino, Direttore dell’ufficio Ice di Accra, di Eugenio Bettella, Fulvio Liberatore, Giorgio Traietti, Umberto Trulli, tutti Esperti della Faculty Ice, e di Mariangela Siciliano e Carlo De Simone per conto di Sace Simest, polo dell’export italiano.

Gli ultimi due percorsi Energia e Moda si svolgeranno rispettivamente dal 16 al 18 giugno e dal 23 al 25 giugno. [CN]

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  • Africa Free

    Webinar di RES4Africa su come aumentare investimenti...

    AFRICA - Si terrà mercoledì 15 luglio, a partire dalle ore 11, un webinar promosso da RES4Africa Foundation per approfondire le modalità attraverso le quali aumentare gli investimenti sulle energie rinnovabili in Africa.

    Il webinar sarà aperto da un intervento dell’amministratore delegato del gruppo ENEL, Francesco Starace, che illustrerà il percorso possibile per far fronte all’aumento della domanda di energia elettrica nel continente.

    Sono previsti inoltre gli interventi del direttore generale dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), Francesco La Camera, e della segretaria generale della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa, Vera Songwe.

    Il seminario digitale sarà anche occasione per la presentazione di una pubblicazione realizzata da RES4Africa in collaborazione con la fondazione Enel su come aumentare la capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili nel continente.

    La partecipazione all’evento, che si svolgerà in lingua inglese, è gratuita previa registrazione qui. Maggiori informazioni sul programma del webinar possono essere ottenute cliccando qui.

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    Formazione per i funzionari doganali in vista lancio...

    AFRICA - Sono in corso in tutti gli Stati che hanno aderito all’Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) piani di formazione rivolti ai funzionari doganali per migliorarne le capacità professionali.

    A renderlo noto è stato il Segretariato generale dell’AfCFTA, che ha sede ad Accra in Ghana, sottolineando come i piani di formazione siano fondamentali per il corretto avvio all’inizio del prossimo anno dell’operatività della libera circolazione delle merci tra i Paesi membri.

    La misura fa seguito a una valutazione della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD), che ha raccomandato la necessità di intraprendere una formazione rigorosa dei funzionari doganali di tutti i Paesi membri, dopo aver concluso che la maggior parte delle autorità doganali dei Paesi africani non ha la capacità e le competenze per monitorare efficacemente l'applicazione dell’accordo di libero scambio e l’effettiva riscossione intrastatale dell'imposta sul valore aggiunto.

    Per semplificare questo processo, l'Unione Africana ha previsto finanziamenti per quei Paesi che rientrano nella classificazione di Paesi meno sviluppati per realizzare realizzare corsi di formazione e sostenere lo sviluppo istituzionale e l’interconnessione delle diverse amministrazioni doganali allo scopo di garantire un coordinamento efficace ed efficiente per l'attuazione dell'accordo.

    L'attuazione dell'AfCFTA prevede la liberalizzazione delle tariffe, nonché l'attuazione di misure chiave tra cui norme di origine comuni e quadri di facilitazione degli scambi per garantire una più rapida circolazione delle merci nel continente.

    Attualmente, gli scambi commerciali intra-africano si aggirano intorno al 12% del valore totale continentale. Secondo le aspettative, l’AfCFTA contribuirà ad aumentare questa percentuale fino al 52% del totale, rimuovendo fino al 90% dei dazi doganali su tutti gli scambi tra i Paesi africani. [MV]

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    Concorso della cooperazione giapponese per le start-up...

    AFRICA - L’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale (JICA) ha lanciato un concorso rivolto a start-up innovative con sede in 19 Paesi africani.

    Denominato ‘Next Innovation with Japan’ (NINJA), il concorso è rivolto in particolare a iniziative che hanno intendono sviluppare idee innovative per contribuire alla lotta contro la pandemia di covid-19, ma è aperto anche a progetti nei settori della salute, della gestione delle catastrofi, dei servizi alle imprese, dell’istruzione a distanza, dell’alimentazione e dell’agricoltura, della finanza, della logistica e della mobilità urbana.

    Per candidarsi, le start-up devono avere un progetto praticabile e una sede in uno dei Paesi africani ammissibili, vale a dire: Sudafrica, Angola, Burkina Faso, Botswana, Camerun, Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Madagascar, Mauritius, Nigeria, Uganda, Rwanda, Senegal, Tanzania, Tunisia e Zambia.

    I vincitori di ciascun paese avranno l'opportunità di firmare un contratto di lavoro con JICA e potranno beneficiare di un finanziamento fino a 30.000 dollari.

    Il termine per la presentazione delle domande è il 29 luglio 2020. Maggiori informazioni sono disponibili qui. [MV]

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    Africa ed energie rinnovabili: una fotografia di...

    Negli ultimi dieci anni, solamente il 2% delle energie rinnovabili installate a livello mondiale vede come protagonista l’Africa: è quel che emerge da uno studio realizzato da RES4Africa Foundation in collaborazione con Enel Green Power.

    Intitolato “Connecting the dots. Why only 2% of global RE in Africa?, lo studio evidenzia come l'Africa sia la regione che nell'ultima decade ha vissuto il minor sviluppo nel settore delle energie rinnovabili a livello mondiale (Europa 22%, Nord America 11%, America Latina 6%, India 5%, Cina 41%, resto del mondo 13%), nonostante sia il continente con maggior potenzialità di risorse.

    La fotografia che si evince dallo studio mostra un continente caratterizzato da una sostenuta crescita demografica ed economica, particolarmente dinamica in termini di urbanizzazione e digitalizzazione.

    A questa costante trasformazione non è però corrisposto un incremento energetico, necessario allo sviluppo produttivo: nonostante in Africa risieda il 16% della popolazione mondiale, la domanda energetica corrisponde solamente al 6%, con una quota  ulteriormente inferiore (pari al 3%) se si parla di energia elettrica. Questo esiguo consumo di energia è, inoltre, legato per lo più ad attività residenziali: meno di un quarto dei consumi è dovuto ad attività produttive, concentrate per la maggior parte in Sudafrica e nella zona settentrionale del continente.

    “La trasformazione dell'Africa, caratterizzata da una sostenuta crescita economica e demografica, un'intensa urbanizzazione e una generazione di talenti che sta portando ad una rivoluzione imprenditoriale a lungo trascurata, richiede energia e ne richiederà ancora di più nei prossimi decenni - ha detto Antonio Cammisecra, amministratore delegato di Enel Green Power e presidente di RES4Africa Foundation - Mentre nel resto del mondo la crescita delle energie rinnovabili è aumentata intensamente nell'ultimo decennio, solo il 2% della nuova capacità rinnovabile si è verificato in Africa: non possiamo accontentarci di ciò che è stato realizzato finora. L'accesso universale all'elettricità non sarà garantito se non saremo in grado di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili”.

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    La moda italiana guarda all’Africa: al via l’ultimo...

    È iniziato martedì il quarto e ultimo percorso settoriale formativo di E-Africa Business Lab, il nuovo progetto di accompagnamento gratuito e on line, promosso dall’Agenzia ICE in collaborazione con Sace Simest, Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Assolombarda, Assindustria Venetocentro, Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Firenze e rivolto alle Pmi italiane interessate a scoprire le opportunità esistenti nei mercati africani.

    Dopo i settori dell’agribusiness, dell’energia e delle infrastrutture e costruzioni, le tre sessioni virtuali coordinate da esperti della Faculty ICE si concentreranno sul mercato della moda e sullo spazio che le aziende italiane della filiera tessile e pelle possono conquistare nel continente. In effetti, dalla crescita della classe media negli ultimi vent’anni, al boom dei moderni centri commerciali in giro per il Continente, fino all’imporsi dell’e-commerce, l’Africa sarà potenzialmente uno dei principali mercati in crescita per il settore moda con una gran voglia di prodotti Made in Italy, già oggi molto ricercati dal segmento alto della popolazione. InfoAfrica ne ha parlato con Stefano Gallucci, l’esperto Moda della Faculty ICE, che coordinerà dal 7 al 9 luglio le tre giornate di lavori con le aziende.

    Stefano Gallucci, qual è lo stato dell’arte della filiera tessile nel continente?

    Insieme all’agricoltura, il tessile è uno dei principali settori produttivi individuati dai governi africani come migliori per il rapporto assorbimento forza lavoro/specializzazione. L’industria tessile, infatti, ha una capacità cospicua di assorbire forza lavoro, qualificata o meno (nel continente 13 milioni di giovani entrano ogni anno sul mercato del lavoro) e in particolar modo femminile, con le donne che sono molto presenti in questa filiera. Ma svolge anche un ruolo di rilievo nella creazione di un valore aggiunto locale, favorendo la nascita di start-up e piccole e medie imprese.

    Il settore tessile, come già visto in altri paesi in via di sviluppo, può diventare un acceleratore di crescita economica e industrializzazione. Il tessile in Africa, poi,  è un settore che può fare leva sulla forte identità culturale e sul potenziale creativo dell’Africa e la stessa Banca africana di Sviluppo (Afdb) lavora dal 2015 al potenziamento della filiera attraverso il suo piano intitolato Fashionomics. Secondo le previsioni, l’industria mondiale della moda raddoppierà nei prossimi 10 anni, il ché può rappresentare un’importante opportunità per l’Africa a vari livelli della catena di valore, dal design alla produzione fino al marketing.

    Inoltre, anche nel settore dei consumi, due grandi tendenze sono affermate e ampiamente in corso per la fascia medio-alta del mercato africano: vendite on line e centri commerciali. In questo percorso dell’E-Africa Business Lab affronteremo in particolare due paesi, Etiopia e Ghana, entrambi con un’innata vocazione al tessile e al pellame. L’Etiopia non fa mistero di voler diventare il principale centro manifatturiero del continente e uno dei principali hub di produzione tessile globali grazie ai suoi nuovi parchi industriali. La conferma che questa strategia sta cominciando a dare i suoi frutti si ritrova nel fatto che negli ultimi 5 anni (2014-2019) ben 65 progetti di investimenti stranieri nel settore tessile sono stati approvati dal governo. E stiamo parlando di alcune delle aziende leader del settore a livello mondiale: dalla svedese H&M all’italiana Calzedonia, passando per Carvico e DBL Group, ai principali gruppi turchi. Il Ghana, d’altra parte, offre un regime di esenzione fiscale (in particolare nelle free zone) e un ambiente operativo stabile alle aziende tessili, consapevoli delle immense potenzialità offerte da questo Paese utilizzabile come base per penetrare nel vicino gigantesco mercato della Nigeria e più in generale in tutta l’Africa Occidentale. Altro elemento di vantaggio sia di Etiopia che di Ghana, alla luce delle tensioni commerciali emerse negli ultimi anni e che nei prossimi sembrano solo destinate ad incrementare, il fatto che quasi entrambi i paesi godono di accordi preferenziali ed esenti da dazi per l’esportazione verso importanti mercati (USA e UE) grazie ai programmi Agoa e EBA.

    E il Made in Italy in tutto questo?

    Oltre la fama mondiale della moda Made in Italy, bisogna ricordare che lo sviluppo del settore tessile coinvolge un gran numero di aspetti, rispondendo al contempo ad alcune delle priorità dei governi africani: ad esempio, la possibilità di avviare attività green e alimentate con fonti rinnovabili di energie o di incentivare la costruzione di impianti per la trasformazione locale del cotone (mentre l’Africa fornisce non meno del 10% del cotone mondiale, la cui maggior parte viene poi lavorata nella regione dell’Asia-Pacifico, quest’ultima contribuisce al 60% al mercato mondiale del tessile, contro il 16% per il continente africano). Tutti questi settori - energie rinnovabili, agribusiness, nuove tecnologie - comportano tutti alte potenzialità per le piccole e medie imprese italiane che possono arricchire il Continente con le proprie conoscenze e le proprie tecnologie.

    Un altro punto essenziale riguarda il mercato delle pelli: con le sue note abilità nelle industrie degli accessori di moda, dell’arredamento o anche dei rivestimenti interni nel settore auto, rientra nello stesso interesse dell’artigianato italiano investire, attraverso le proprie Pmi, nel continente africano. Secondo alcune stime in circolazione, anche se il 15% della popolazione bovina mondiale è registrato in Africa, solo l’8% di pelli bovine viene prodotto nel continente, che contribuisce ad appena il 4% della produzione mondiale di cuoio. Il motivo di questa sproporzione tra risorse effettivamente disponibili e stato dell’industria locale è semplice: gli imprenditori africani della filiera non dispongono di concerie e macelli adeguatamente equipaggiati e atti a garantire la qualità del pellame. Con investimenti adatti, i brand italiani potrebbero installare impianti moderni in Africa e assicurarsi una materia prima di alto livello.

    Può darci un commento sul percorso di E-African Business Lab ideato dall’Agenzia Ice?

    Si tratta di un percorso formativo all’internazionalizzazione rivolto alle Pmi Italiane e solidamente ancorato ai due dei principali attori del sistema-Paese e alla rete di Confindustria Assafrica & Mediterraneo. Con un sostegno di tale portata, le aziende possono elaborare una vera business strategy di medio-lungo termine. L’Africa offre tante opportunità di affari ma un elemento fondamentale sono i contatti locali: da qui l’importanza del sostegno della fitta rete degli uffici locali di Ice e di Sace.

    Per la prima giornata di lavori, la sessione di oggi è stata molto partecipata, con una buona interazione tra docenti e aziende. Tra i partecipanti, ho notato una grande eterogeneità, rappresentativa dei vari aspetti del settore: dai gruppi più grandi a realtà più piccole, dall’abbigliamento alla pelletteria, fino al confezionamento e al settore calzaturiero. [CN]

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    Tre candidati africani per una poltrona al Wto

    AFRICA - Sono sei i candidati alla carica di direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Tre sono africani: la nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala, l'egiziano Abdel-Hamid Mamdouh e la keniana Amina Mohamed. A questi si aggiungono il messicano Jesús Seade Kuri, il moldavo Tudor Ulianovschi e il coreano Yoo Myung-hee. Ngozi Okonjo-Iweala è un economista esperta di sviluppo internazionale. Fa parte dei consigli di amministrazione di Standard Chartered Bank, Twitter, Global Alliance for Vaccines and Immunization e African Risk Capacity. Ha lavorato per 25 anni alla Banca mondiale come economista dello sviluppo. È stata inoltre ministro delle Finanze della Nigeria (2003-2006, 2011-2015) sotto la guida rispettivamente di Olusegun Obasanjo e Goodluck Jonathan. Hamid Mamdouh, senior counsel presso King & Spalding Llp, ha occupato posizioni di rilievo nel Wto fin dalla sua fondazione nel 1995. Ha ricoperto anche importanti ruoli nel servizio diplomatico dell'Egitto. Amina Mohamed, keniana, è l'ultima, in ordine di tempo, ad aver presentato la sua candidatura. Già ministro degli Esteri del Kenya, ha tentato di diventare direttore generale del Wto già nel 2013, uscendone battuta dall'attuale direttore Roberto Azevêdo. Il nuovo direttore sarà nominato il 31 agosto, ma già in queste settimane sono partite le “campagne elettorali” per accaparrarsi i consensi necessari per l'elezione. Il Wto, che ha sede a Ginevra, è stata fondata nel 1995 ed è un organo decisionale che guida il commercio internazionale e arbitra le controversie. Le decisioni sui casi presentati sono spesso definitive, anche se non è un'organizzazione delle Nazioni Unite. [EC]