Rwanda

Firmati accordi di cooperazione con la Francia

RWANDA – Due accordi di cooperazione del valore di quasi 50 milioni di euro firmati ieri a Kigali segnano un passo importante nella ripresa delle relazioni tra la Francia e il Rwanda.

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  • Uganda Free

    Acquisti record di apparecchi radio

    UGANDA - Tra il 2014 e il 2018, nel Paese sono state importate 1,3 milioni di radio. Sono i dati dell'Uganda Revenue Authority resi pubblici ieri, 6 luglio. Nel 2014 sono state importate 122.769 radio, nel 2015 270.656. Poi il numero è andato sempre crescendo: 288.343 nel 2016, 313.362 nel 2017, 345.808 nel 2018. Si tratta, in maggioranza, di apparecchi portatili utilizzati principalmente nelle aree rurali, molte delle quali non hanno accesso alla rete elettrica. Nei prossimi mesi, il governo di Kampala cercherà di procurarsi altri 10 milioni di apparecchi radio alimentati a energia solare. Verranno poi distribuiti in ogni famiglia per rendere disponibili a tutti i corsi di educazione di base. Il presidente Yoweri Museveni ha recentemente chiesto al ministero delle Finanze di inserire una clausola nel bando di acquisto che preveda che radio e televisioni siano prodotte in Uganda. Attualmente, ci sono solo due società coinvolte nel montaggio di radio e televisori, entrambi di proprietà straniera. [EC]  
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    KENYA - Tempi duri per Kenya Airways, compagnia aerea che come altre società del settore sta pagando il blocco globale. Secondo informative interne circolate sulla stampa internazionale, la società keniana licenzierà un numero imprecisato di dipendenti, ridurrà la rete dei suoi collegamenti e cederà alcuni asset. L’informativa è firmata dall’amministratore delegato Allan Kilavuka ed è stata messa in circolazione dalla Reuters. Già in difficoltà prima della diffusione del virus, la Kenyan Airway aveva chiuso il 2019 con perdite per 122 milioni di dollari circa e aveva anche tagliato il monte stipendi dell’80% all’inizio dell’anno.   Il governo, seppur richiesto, ha finora negato il varo di un piano di salvataggio: “Adesso - ha detto il presidente della compagnia, Michael Joseph - ci troviamo di fronte alla realtà che almeno per i prossimi 2-3 anni la domanda di viaggi in aereo sarà drasticamente ridotta”. [MS]
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    Il carico è stato messo a disposizione, oltre che dalla stessa Farnesina, da Organizzazioni della Società Civile italiane e da Agenzie delle Nazioni Unite. A destinazione, gli aiuti umanitari sosterranno le attività di assistenza delle Autorità somale e delle organizzazioni umanitarie nel contrasto alla diffusione del Covid-19 e nell'assistenza alla popolazione colpita dalle recenti eccezionali inondazioni.

    L’operazione rappresenta una tangibile dimostrazione dell’approccio “Team Europe”, volto a mettere a sistema, in maniera ottimale, le iniziative della Ue e degli Stati membri. L’Italia, anche attraverso la sua Cooperazione allo Sviluppo, vanta una presenza in Somalia di alto profilo, e questa operazione costituisce un’ulteriore dimostrazione della tradizionale amicizia e della vicinanza del nostro Paese al popolo somalo.

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    ETIOPIA - Elezioni rimandate dunque, ma non per tutti. Nel senso che i tigrini contano invece di andare al voto nonostante i veti che arrivano da Addis Abeba. E quella dei tigrini è sicuramente uno dei primi ordigni da disinnescare se Abiy vorrà mantenere l’unità del Paese. Adesso però ci sono gli oromo (lo stesso gruppo di cui fa parte Abiy) ad essere scesi per le strade. A innescare un movimento di protesta che ha rapidamente condotto a una risposta armata è stata l’uccisione in circostanze ancora da chiarire del cantante Haacaaluu Hundeessa, uno dei simboli della protesta oromo negli ultimi anni. Secondo dati diffusi ieri, almeno 156 persone sono rimaste uccise negli scontri seguiti alla morte di Haacaaluu: 145 civili e 11 uomini delle forze di sicurezza. Secondo Abiy i disordini sono stati orchestrati e alimentati allo scopo di accendere un conflitto civile. All’interno del governo c’è così chi ha puntato l’indice sull’Oromo Liberation Army e Tigray People’s Liberation Front. Ma sono stati fatti riferimenti anche su forze esterne o addirittura Paesi che potrebbero avere avuto un ruolo nelle proteste. Lo stesso Abiy ha poi sottolineato come quegli stessi partiti che nel 2018 hanno beneficiato delle sue riforme stanno adesso facendo ricorso alle armi.  E poi c’è la diga, la grande diga del rinascimento etiope (Gerd l’acronimo inglese) che sta prendendo forma e che nelle intenzioni di Addis Abeba dovrebbe garantire quegli ingressi in valuta estera - attraverso la vendita di energia - che adesso mancano tanto perché qualunque programma economico possa avverarsi. Sulla diga l’Egitto è da sempre sul piede di guerra, in merito ai tempi di riempimento del bacino, e il nuovo Sudan non appare così filo etiope come invece era stato il Sudan di Omar Hassan al-Bashir. Ecco così che, dire che l’Etiopia è a un bivio molto pericoloso, è reale e forse anche eufemistico. [MS]