Africa

La moda italiana guarda all’Africa: al via l’ultimo percorso settoriale di E-Africa Business Lab

È iniziato martedì il quarto e ultimo percorso settoriale formativo di E-Africa Business Lab, il nuovo progetto di accompagnamento gratuito e on line, promosso dall’Agenzia ICE in collaborazione con Sace Simest, Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Assolombarda, Assindustria Venetocentro, Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Firenze e rivolto alle Pmi italiane interessate a scoprire le opportunità esistenti nei mercati africani.

Dopo i settori dell’agribusiness, dell’energia e delle infrastrutture e costruzioni, le tre sessioni virtuali coordinate da esperti della Faculty ICE si concentreranno sul mercato della moda e sullo spazio che le aziende italiane della filiera tessile e pelle possono conquistare nel continente. In effetti, dalla crescita della classe media negli ultimi vent’anni, al boom dei moderni centri commerciali in giro per il Continente, fino all’imporsi dell’e-commerce, l’Africa sarà potenzialmente uno dei principali mercati in crescita per il settore moda con una gran voglia di prodotti Made in Italy, già oggi molto ricercati dal segmento alto della popolazione. InfoAfrica ne ha parlato con Stefano Gallucci, l’esperto Moda della Faculty ICE, che coordinerà dal 7 al 9 luglio le tre giornate di lavori con le aziende.

Stefano Gallucci, qual è lo stato dell’arte della filiera tessile nel continente?

Insieme all’agricoltura, il tessile è uno dei principali settori produttivi individuati dai governi africani come migliori per il rapporto assorbimento forza lavoro/specializzazione. L’industria tessile, infatti, ha una capacità cospicua di assorbire forza lavoro, qualificata o meno (nel continente 13 milioni di giovani entrano ogni anno sul mercato del lavoro) e in particolar modo femminile, con le donne che sono molto presenti in questa filiera. Ma svolge anche un ruolo di rilievo nella creazione di un valore aggiunto locale, favorendo la nascita di start-up e piccole e medie imprese.

Il settore tessile, come già visto in altri paesi in via di sviluppo, può diventare un acceleratore di crescita economica e industrializzazione. Il tessile in Africa, poi,  è un settore che può fare leva sulla forte identità culturale e sul potenziale creativo dell’Africa e la stessa Banca africana di Sviluppo (Afdb) lavora dal 2015 al potenziamento della filiera attraverso il suo piano intitolato Fashionomics. Secondo le previsioni, l’industria mondiale della moda raddoppierà nei prossimi 10 anni, il ché può rappresentare un’importante opportunità per l’Africa a vari livelli della catena di valore, dal design alla produzione fino al marketing.

Inoltre, anche nel settore dei consumi, due grandi tendenze sono affermate e ampiamente in corso per la fascia medio-alta del mercato africano: vendite on line e centri commerciali. In questo percorso dell’E-Africa Business Lab affronteremo in particolare due paesi, Etiopia e Ghana, entrambi con un’innata vocazione al tessile e al pellame. L’Etiopia non fa mistero di voler diventare il principale centro manifatturiero del continente e uno dei principali hub di produzione tessile globali grazie ai suoi nuovi parchi industriali. La conferma che questa strategia sta cominciando a dare i suoi frutti si ritrova nel fatto che negli ultimi 5 anni (2014-2019) ben 65 progetti di investimenti stranieri nel settore tessile sono stati approvati dal governo. E stiamo parlando di alcune delle aziende leader del settore a livello mondiale: dalla svedese H&M all’italiana Calzedonia, passando per Carvico e DBL Group, ai principali gruppi turchi. Il Ghana, d’altra parte, offre un regime di esenzione fiscale (in particolare nelle free zone) e un ambiente operativo stabile alle aziende tessili, consapevoli delle immense potenzialità offerte da questo Paese utilizzabile come base per penetrare nel vicino gigantesco mercato della Nigeria e più in generale in tutta l’Africa Occidentale. Altro elemento di vantaggio sia di Etiopia che di Ghana, alla luce delle tensioni commerciali emerse negli ultimi anni e che nei prossimi sembrano solo destinate ad incrementare, il fatto che quasi entrambi i paesi godono di accordi preferenziali ed esenti da dazi per l’esportazione verso importanti mercati (USA e UE) grazie ai programmi Agoa e EBA.

E il Made in Italy in tutto questo?

Oltre la fama mondiale della moda Made in Italy, bisogna ricordare che lo sviluppo del settore tessile coinvolge un gran numero di aspetti, rispondendo al contempo ad alcune delle priorità dei governi africani: ad esempio, la possibilità di avviare attività green e alimentate con fonti rinnovabili di energie o di incentivare la costruzione di impianti per la trasformazione locale del cotone (mentre l’Africa fornisce non meno del 10% del cotone mondiale, la cui maggior parte viene poi lavorata nella regione dell’Asia-Pacifico, quest’ultima contribuisce al 60% al mercato mondiale del tessile, contro il 16% per il continente africano). Tutti questi settori – energie rinnovabili, agribusiness, nuove tecnologie – comportano tutti alte potenzialità per le piccole e medie imprese italiane che possono arricchire il Continente con le proprie conoscenze e le proprie tecnologie.

Un altro punto essenziale riguarda il mercato delle pelli: con le sue note abilità nelle industrie degli accessori di moda, dell’arredamento o anche dei rivestimenti interni nel settore auto, rientra nello stesso interesse dell’artigianato italiano investire, attraverso le proprie Pmi, nel continente africano. Secondo alcune stime in circolazione, anche se il 15% della popolazione bovina mondiale è registrato in Africa, solo l’8% di pelli bovine viene prodotto nel continente, che contribuisce ad appena il 4% della produzione mondiale di cuoio. Il motivo di questa sproporzione tra risorse effettivamente disponibili e stato dell’industria locale è semplice: gli imprenditori africani della filiera non dispongono di concerie e macelli adeguatamente equipaggiati e atti a garantire la qualità del pellame. Con investimenti adatti, i brand italiani potrebbero installare impianti moderni in Africa e assicurarsi una materia prima di alto livello.

Può darci un commento sul percorso di E-African Business Lab ideato dall’Agenzia Ice?

Si tratta di un percorso formativo all’internazionalizzazione rivolto alle Pmi Italiane e solidamente ancorato ai due dei principali attori del sistema-Paese e alla rete di Confindustria Assafrica & Mediterraneo. Con un sostegno di tale portata, le aziende possono elaborare una vera business strategy di medio-lungo termine. L’Africa offre tante opportunità di affari ma un elemento fondamentale sono i contatti locali: da qui l’importanza del sostegno della fitta rete degli uffici locali di Ice e di Sace.

Per la prima giornata di lavori, la sessione di oggi è stata molto partecipata, con una buona interazione tra docenti e aziende. Tra i partecipanti, ho notato una grande eterogeneità, rappresentativa dei vari aspetti del settore: dai gruppi più grandi a realtà più piccole, dall’abbigliamento alla pelletteria, fino al confezionamento e al settore calzaturiero. [CN]

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    Nuovo partneriato tra Afdb e Banca Europea Investimenti...

    AFRICA - Verrà siglato e reso pubblico nei prossimi giorni un nuovo piano di partenariato congiunto tra la Banca africana di sviluppo (Afdb) e la Banca europea per gli investimenti (Bei) per delineare la loro cooperazione rafforzata per sostenere gli investimenti che rifletta le priorità di sviluppo delle due istituzioni e gli obiettivi di soddisfare le esigenze di investimento pubblico e privato in Africa.

    Lo riferisce la stessa Afdb in una nota nella quale si precisa che l'evento si svolgerà praticamente il 20 gennaio 2021.

    Il piano d'azione congiunto sarà firmato dal vicepresidente facente funzione della Banca africana di sviluppo, Bajabulile Swazi Tshabalala, e dal vicepresidente della Banca europea per gli investimenti Thomas Östros.

    Il gruppo Banca africana di sviluppo (AfDB) e la Banca europea per gli investimenti (BEI) hanno una lunga storia di cooperazione, incorniciata dal loro rapporto come banche multilaterali di sviluppo e da un memorandum d'intesa su un partenariato strategico rafforzato, firmato nel 2005, tra la BEI, l'AfDB e la Commissione Europea. Entrambe le istituzioni hanno anche firmato un quadro procedurale per progetti cofinanziati del settore pubblico.

    Negli ultimi 5 anni, il portafoglio condiviso delle due istituzioni è cresciuto fino a 3,3 miliardi di euro, facendo leva su investimenti per un totale di 10,7 miliardi di euro per 28 progetti in tutto il continente.

    L'epidemia globale di COVID-19 ha aumentato il livello di urgenza per fornire risposte alle crisi a breve termine di emergenza, nonché misure appropriate per affrontare gli impatti economici a lungo termine in Africa. Inoltre, entrambe le istituzioni stanno cercando di rafforzare la loro collaborazione su iniziative specifiche per regione a sostegno della crescita economica sostenibile e della sicurezza in regioni che affrontano sfide particolari, come il Sahel e il Corno d’Africa.

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    Sostegno all'export, via libera UE a risorse per Fondo...

    L'Italia ha ottenuto dalla Commissione Europea l’autorizzazione ad impiegare 1,12 miliardi di euro a fondo perduto a sostegno delle imprese e dell’export.

    A comunicarlo è stata la Farnesina in una nota inviata alla stampa, in cui conferma il suo impegno per l'internazionalizzazione del Sistema Italia.

    "Si tratta di ingenti risorse - si legge - che il Governo ha deciso di mettere a disposizione delle aziende italiane, in particolare delle piccole e medie imprese, duramente colpite dalla pandemia".

    Le risorse saranno utilizzate per rispondere alle richieste di finanziamenti agevolati a valere sul Fondo rotativo 394/81, strumento centrale del Patto per l’Export.

    La Farnesina assicura il proprio impegno a fare in modo che il Fondo stesso sia ulteriormente rifinanziato nel corso del 2021, in modo da contribuire a riattivare le procedure di accoglimento di nuove domande e portare sempre più il Made in Italy nel mondo.

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    Moody’s: “debito alto e crescita bassa, le minacce...

    AFRICA - Crescita economica e redditi inferiori, livelli di debito più elevati e una minore accessibilità al credito: sono questi i ‘nuvoloni’ che si stanno addensando sui cieli dell’Africa sub-sahariana per il 2021, secondo l’agenzia di rating statunitense Moody's.

    Nel rapporto sulle prospettive economiche per il 2021, Moody’s ha sottolineato che la regione “sarà messa alla prova” dalle conseguenze del Covid-19 sulla crescita e sui ricavi.

    "Le nostre prospettive per l'affidabilità creditizia dell'Africa subsahariana (SSA) nel 2021 sono negative ... Ci aspettiamo che i paesi sovrani SSA affronteranno gravi sfide per affrontare le conseguenze dello shock del coronavirus a causa di una bassa crescita economica complessiva, entrate inferiori, una maggiore spesa,  deficit fiscali crescenti e debito più elevato", si legge nel rapporto.

    Sebbene la crescita macroeconomica nella regione subirà riduzioni minori rispetto ad altre regioni del mondo nel 2020, Moody's ha avvertito che l'impatto della contrazione economica - la prima in tre decenni - sulla vita reale sarà maggiore.

    La ripresa economica a lungo termine della regione è stata anche descritta come "precaria" poiché la maggior parte dei paesi sovrani SSA dispone di uno spazio fiscale limitato per contrastare gli impatti negativi della pandemia.

    La regione subirà un aumento degli oneri del debito, compresi i maggiori costi per il servizio del debito. "I persistenti disavanzi fiscali in mezzo alle difficili prospettive di crescita manterranno elevati gli oneri del debito per i titoli sovrani SSA anche nel medio termine", si legge nel rapporto.

    "L'onere medio del debito nella regione si aggirerà intorno al 64% del PIL nel breve e medio termine rispetto alla media del 47% nel 2015-19. Non prevediamo che gli oneri del debito diminuiranno nel prossimo futuro poiché la capacità di generazione di entrate rimane debole."

    L'agenzia di rating nota anche che mentre i costi di finanziamento sono diminuiti in tutto il mondo, date le azioni politiche delle banche centrali, per la maggior parte dei paesi in Africa sub-sahariana essi saranno ancora più alti rispetto a prima della pandemia.

    Moody's ha osservato anche che le passività potenziali delle imprese statali, particolarmente colpite dalla crisi come le compagnie aeree nazionali o le compagnie petrolifere, rappresenteranno rischi ulteriori per gli oneri del debito sovrano.

    Il rapporto suggerisce anche che i paesi a sud del Sahara aumenteranno la loro dipendenza da fonti di finanziamento agevolate come quelle di Banca mondiale, Fmi e altre banche multilaterali di sviluppo nel 2021.

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    Agenzia per commercio USA firma intesa con Tdb

    AFRICA ORIENTALE - Un memorandum d'intesa (MoU) è stato siglato tra l’agenzia statunitense per il commercio e lo sviluppo (USTDA) e la Banca per il commercio e lo sviluppo dell'Africa orientale e meridionale (TDB) per favorire lo sviluppo di soluzioni infrastrutturali nell'Africa sub-sahariana.

    Lo riferisce una nota di Tdb, precisando che il memorandum delinea le aree di cooperazione reciproca nei settori dell'agrobusiness, dell'energia, della sanità, della tecnologia dell'informazione e della comunicazione e dei trasporti.

    L'USTDA e il TDB hanno concordato di collaborare alla preparazione di progetti mirati a studi di fattibilità bancabili con strumenti di finanziamento che colmino il divario esistente fino alla chiusura finanziaria di tali progetti.

    “USTDA e TDB stanno costruendo una solida base di collaborazione e partnership. I tre decenni di esperienza nella preparazione di progetti in Africa di USTDA sono un complemento perfetto per la capacità di TDB di fornire soluzioni di finanziamento innovative e incentrate sul cliente “ ha detto Todd Abrajano, CEO e capo dell'agenzia di USTDA .

    “Questa cooperazione sarà determinante per promuovere il valore aggiunto per le esportazioni [africane], che determinerà impatti tangibili e profitti nei nostri Stati membri. Insieme a USTDA, non vediamo l'ora di aumentare gli investimenti e il commercio degli Stati Uniti con la nostra regione “ ha aggiunto il presidente di TDB e CE Admassu Tadesse.

    Dal 1992, USTDA ha finanziato più di 225 attività nell'Africa orientale e meridionale.

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    Kaspersky: criminalità informatica in aumento in...

    AFRICA: La criminalità informatica in Africa è destinata ad aumentare nel breve-medio periodo, con Paesi come Nigeria, Sudafrica e Kenya che risulteranno particolarmente colpiti.

    Lo hanno sostenuto gli esperti del gruppo Kaspersky, una delle principali aziende attive nella sicurezza informatica del mondo, secondo i quali “le crescenti turbolenze economiche insieme all’impatto di Covid-19 contribuiranno a un aumento del crimine informatico in tutto il continente” quest’anno.

    “Anche se ogni paese a livello globale ha dovuto affrontare la pandemia a modo suo, le economie in via di sviluppo in tutta l’Africa sono state particolarmente colpite da blocchi nazionali e attività economiche limitate. E grazie alla maggiore connettività e l’aumento della disoccupazione ci attendiamo un picco sia nella criminalità tradizionale che nell’ambiente digitale”, ha affermato in una nota Lehan van den Heever, Enterprise Cyber ​​Security Advisor per Kaspersky in Africa.

    Sebbene l’aumento di questi crimini varierà in base al paese, secondo la ricerca di Kaspersky le nazioni africane devono prepararsi all’inevitabilità dell’aumento dei malware che hanno già superato i 28 milioni nell’agosto dello scorso anno.

    Secondo gli esperti nel 2021, in tutto il mondo, e l'Africa non sarò immune, ci sarà un cambiamento nell'approccio degli attori delle minacce all'esecuzione degli attacchi APT e, per questo, recita la nota, “le organizzazioni dovranno prestare particolare attenzione a malware generici poiché probabilmente saranno utilizzati per distribuire minacce più sofisticate ".

    Ad aggravare questo quadro, gli esperti di Kaspersky si dicono preoccupati per il possibile moltiplicarsi di azioni di hacker su commissione e cyber mercenari che prendono di mira le PMI e le istituzioni finanziarie.

    Gli esperti di Kaspersky sottolineano anche che la normalizzazione del lavoro a distanza metterà ulteriormente sotto pressione i sistemi IT organizzativi esistenti poiché le aziende ora dovranno accettare un flusso crescente di connessioni nel back-end aziendale.

    "Sempre più aziende stanno esponendo i propri sistemi online mentre la loro attenzione si concentra sulla disponibilità sempre attiva. Tuttavia, poche di loro hanno considerato come adattare i propri controlli di sicurezza informatica a questo nuovo ambiente. Ciò si traduce in alcuni database e sistemi che inevitabilmente rimangono aperti agli intrusi" precisa la nota.

    Kaspersky si dice certa che il 2021 rappresenterà “uno spartiacque” per la sicurezza informatica, poiché le organizzazioni inizieranno a rendersi conto dell'importanza di avere un approccio integrato e intelligente alle minacce per salvaguardare i propri sistemi e dati da minacce sempre più sofisticate.

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    Un summit per rafforzare legami commerciali ed...

    AFRICA - Si svolgerà mercoledì prossimo, 20 gennaio, in modalità online la seconda edizione dello UK-Africa Investment Summit, conferenza che si propone di rafforzare la posizionedella Gran Bretagna come partner economico dei Paesi del continente africano.

    A organizzare l'evento è il Dipartimento per il Commercio internazionale britannico, ricordando che nel corso della prima edizione svoltasi lo scorso anno a Londra erano stati annunciati 27 accordi commerciali e di investimento per un valore di 6,5 miliardi di sterline e impegni per 8,9 miliardi di sterline.

    L'evento, al quale è prevista la partecipazione del presidente della Banca africana di sviluppo (AfDB) Akinwumi Adesina, si concentrerà su quattro settori chiave di attività: infrastrutture sostenibili, energie rinnovabili, servizi finanziari e agricoltura.

    A gennaio, in seguito all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, sono entrati in vigore nuovi accordi commerciali tra Londra e 14 partner africani, mentre altri 35 Paesi  riceveranno un accesso preferenziale al mercato britannico grazie al sistema di preferenze commerciali del Regno Unito.

    Per maggiori informazioni sul summit e per registrarsi è possibile visitare il sito internet www.events.great.gov.uk/website/3529.