Libia

Impegno di ENI per sviluppare progetti energetici in Libia

LIBIA – Lo sviluppo di una nuova centrale elettrica a gas e di progetti pilota legati alle energie rinnovabili: sono tra le iniziative discusse dal capo del Consiglio presidenziale e premier del Governo di accordo nazionale (Gna) della Libia, Fayez al Sarraj, e dall’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, in un incontro a Tripoli.

A segnalarlo è stato lo stesso gruppo energetico italiano, precisando che l’incontro si è incentrato su un aggiornamento sul costante supporto di ENI al Paese per quanto riguarda l’accesso all’energia e la continuità delle attività d’affari.

Secondo quel che è stato comunicato, ENI sta dando un grande contributo al miglioramento del settore dell’energia in Libia, fornendo pezzi di ricambio fondamentali per garantire la continuità di generazione pari a 3 GW, oltre ad assicurare formazione e supporto tecnico per la definizione del codice di rete nazionale e per migliorare l’operabilità della rete stessa.

La volontà di sviluppare in Libia progetti legati alle energie rinnovabili, si legge nel comunicato diffuso da ENI, contribuirà all’introduzione per la prima volta nel Paese di iniziative su larga scala delle rinnovabili, rispondendo all’aumento della richiesta di elettricità per la popolazione senza aumentare il consumo locale di idrocarburi e le emissioni di CO2.

ENI è il principale produttore internazionale di idrocarburi in Libia, dove attualmente produce 170.000 barili di petrolio equivalente al giorno.

© Riproduzione riservata

Ultimi articoli della sezione Africa Nord

  • Egitto Free

    Gas, la Turchia 'sfida' l'accordo tra Egitto e Grecia

    EGITTO - Da un lato la battaglia con l’Etiopia per le acque del Nilo e il timore che la loro portata sia compromessa dalla grande diga che Addis Abeba ha costruito lungo il corso del Nilo Azzurro; dall’altra parte la battaglia aperta con la Turchia su una serie di fronti legati alla primazia regionale e al controllo dei giacimenti di gas del Mediterraneo orientale. Sono tempi particolari per l’Egitto che la scorsa settimana aveva firmato un accordo con Atene - la Grecia è l’altro grande antagonista della Turchia - sui confini marittimi e quindi sullo sfruttamento del gas ospitato nelle acque del mediterraneo orientale. Come prevedibile la reazione della Turchia non si è fatta attendere.  Ankara ha infatti inviato una nave di ricognizione sismica in un’area rivendicata da Grecia e Turchia intorno alle acque dell’isola greca di Kastellorizo, che è molto vicina alla costa anatolica. L’invio della nave Oruc Reis - accompagnata da altre due navi di appoggio - da parte della Turchia di fatto sfida l’accordo sull’esplorazione del gas firmato da Grecia ed Egitto.  Se si aggiunge che l’accordo tra Egitto e Grecia, secondo diversi osservatori era stato a sua volta una risposta all’accordo tra la Turchia e il governo libico di Tripoli, allora appare ancora più chiaro il contesto geo-politico ed economico all’interno del quale Egitto e Turchia sembrano sempre di più muoversi e confliggere. [MS]
  • Tunisia Free

    L’agitazione sociale mette a rischio l’industria...

    TUNISIA – Dopo più di due mesi d’interruzione a causa di proteste economico-sociali organizzate da giovani disoccupati, è finalmente ricominciata la produzione di fosfati nell’area di Mdhilla, nel sudovest della Tunisia.   La zona è regolarmente teatro di rivendicazioni e di bracci di ferro tra giovani qualificati disoccupati e la Compagnie des phosphates de Gafsa (Cpg), un dei grandi produttori mondiali della filiera fosfati.   Settimane di sit-in e proteste hanno ostacolato il buon funzionamento delle operazioni dell’azienda e il trasporto dei fosfati, la cui produzione non sta raggiungendo le previsioni.   Durante i primi sette mesi dell’anno, allorché erano attese 3.327 tonnellate di fosfati a livello nazionale, ne sono state prodotte solo 2.136. La Cpg ha estratto solo 3.893 tonnellate da gennaio, contro le 8.000 previste.   Il ministero dell’Energia aveva messo in guardia i manifestanti, sottolineando la gravità della situazione. Il Gruppo chimico tunisino, che dipende dall’approvvigionamento della Cpg, è stato costretto a fermare la produzione e a importare fosfati per onorare i contratti con i clienti. [CC]
  • Algeria Free

    Zona di libero scambio con l’UE, Algeri ci ripensa

    ALGERIA – ll presidente algerino Abdelmajid Tebboune ha chiesto al suo ministro del Commercio, Kamel Rezig, di procedere a una rivalutazione del fascicolo relativo all’accordo d’associazione con l’Unione Europea (UE) che prevede l’entrata in vigore, ai primi di settembre, di una zona di libero scambio. In altri termini, l’Algeria sta ripensando all’accordo in discussione dal 2005. In un contesto economico particolarmente difficile a causa dell’impatto della pandemia di coronavirus, si moltiplicano riserve e critiche in vista di un accordo ritenuto sfavorevole per l’Algeria. L’intesa firmata quindici anni fa prevede la rimozione reciproca dei dazi doganali e delle barriere tariffarie tra l’UE e il Paese nord-africano, con un periodo d’adattamento di 12 anni, prorogato a 15, fino al prossimo settembre. «L’accordo deve essere oggetto di un’attenzione particolare, per far valere i nostri interesse in vista di una relazione equilibrata» ha detto Tebboune durante l’ultimo consiglio dei ministri. Lo scorso febbraio, il ministro Rezig aveva deplorato che gli accordi commerciali firmati dall’Algeria hanno, per anni, mantenuto l’economia in uno stato di dipendenza e di consumo continuo di merci importate. L’Algeria fatica a esportare prodotti che non siano idrocarburi, mentre l’UE, suo primo partner commerciale, esporta essenzialmente attrezzature per l’industria, per i trasporti e prodotti agricoli. La bilancia commerciale è nettamente favorevole all’Europa. [CC]  
  • Egitto Free

    Tunnel Suez sempre aperti

    EGITTO - Dall'inizio di questa settimana, i tunnel sotto Canale di Suez rimarranno aperti 24 ore su 24 per favorire il rilancio dell'economia egiziana. È la prima volta che i tunnel da Tahyia Misr a Ismailia e della galleria 3 Luglio a Port Said non chiudono da quando sono stati inaugurati (ci saranno solo delle parziali chiusure al sabato e alla domenica dalle 2 di notte alle 8 del mattino per manutenzione). La decisione è stata presa dopo l'ordine del presidente Abdel Fattah Al-Sisi che, favorendo il passaggio di merci e persone, intende accelerare i progetti di sviluppo. Il 6 agosto, intanto, l'Egitto ha celebrato il quinto anniversario dell'inaugurazione del nuovo Canale di Suez che ha portato a un aumento delle entrate finanziarie del 4,7% arrivando a 27,2 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni rispetto ai 25,9 miliardi del periodo 2010-2015. [EC]
  • Egitto Free

    Sharm e Hurghada, riprende il turismo

    EGITTO - Da quando sono ripresi i voli internazionali (inizio di luglio), almeno 50.000 turisti si sono recati nelle famose mete turistiche egiziane di Sharm El-Sheikh e Hurghada. Lo ha detto il ministro del Turismo Khaled Al-Anany in una nota rilanciata dalla stampa locale. Secondo il membro del governo questi primi dati sono motivo di ottimismo e fanno sperare in una ripresa veloce di un comparto che è fondamentale per l'economia egiziana. I turisti provenivano da Ucraina, Bielorussia, Svizzera, Serbia e Ungheria, ha detto Al-Anany. "Nessuna infezione da coronavirus è stata rilevata tra questi nostri ospiti sia durante la loro permanenza in Egitto sia dopo il ritorno nei loro Paesi", ha detto il ministro. Attualmente, hotel e ristoranti egiziani possono operare solo al 50% della capacità abituale nel rispetto dei protocolli di salute e sicurezza. Il conteggio giornaliero di nuove infezioni da coronavirus e il numero di morti giornaliere in Egitto hanno continuato a diminuire nelle ultime settimane nonostante la recente revoca delle misure di blocco nel Paese. Secondo l'Oms, in Egitto si sono registrati 95.000 casi e cinquemila morti. [EC]
  • Egitto Free

    Accordo su demarcazione frontiera marittima tra il...

    EGITTO - I governi egiziano e greco hanno sottoscritto un accordo sulla demarcazione delle rispettive frontiere marittime.

    A darne i principali media internazionali dopo un incontro al Cairo tra il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e il suo omologo ellenico, Nikos Dendias.

    L'accordo stabilisce i confini tra le zone economiche esclusive dei due Paesi, in modo da massimizzare lo sfruttamento delle risorse minerarie nella regione del Mediterraneo orientale e far fronte al crescente attivismo della Turchia nell’area.

    Shoukry ha anzi apertamente dichiarato che l’intesa con la Grecia Shoukry, “consente di respingere i tentativi di coloro che sostengono il terrorismo e l'estremismo”.

    Immediata la reazione di Ankara con una nota diffusa dal ministero degli Esteri turco, secondo quest'accordo non cambia nulla e che l'area di riferimento rientra nella piattaforma continentale turca. [MV]