Sudan

Passi avanti nel processo di pace con Splm-N

SUDAN – Passi avanti in Sudan nel processo per pacificare le regioni ancora in subbuglio. Il governo di Khartoum ha infatti firmato un primo accordo con il Sudan People’s Liberation Movement-North (Splm-N) che riguarda questioni di sicurezza in vista di un accordo di più ampio respiro che dovrebbe essere firmato a Juba, in Sud Sudan, il prossimo 28 agosto. 

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    Da Ue e Banca mondiale fondi per le famiglie

    SUDAN - L'Unione Europea e la Banca Mondiale hanno firmato un'intesa di partnership con il Sudan che prevede un sostegno di 110 milioni di dollari al Sudan Family Support Program (Sfsp). Questo sostegno, fornito dai Paesi europei, è fondamentale per il governo sudanese per poter dar vita a profonde riforme economiche, compresa la fine dei sussidi alle materie prime che colpirebbe le famiglie più povere. L'accordo assegna un importo di 110 milioni di dollari al fondo fiduciario Sudan Transition and Recovery Support amministrato e gestito dalla Banca mondiale. Questo fondo fiduciario è il principale meccanismo di finanziamento per il Sudan Family Support Program. La cerimonia della firma si è svolta presso la Presidenza del consiglio dei ministri alla presenza del premier sudanese Abdallah Hamdok, dei ministri del Lavoro e dello Sviluppo Sociale, della Cultura e dell'Informazione, del ministro delle Finanze e della Pianificazione economica. Hamdok ha elogiato gli sforzi compiuti dalla Banca mondiale, la cooperazione esemplare con l'Ue e dei suoi Stati membri e i passi compiuti nel seguire gli impegni presi nella Conferenza di Berlino. [EC]
  • Uganda Free

    Cresce il debito pubblico

    UGANDA - Il debito pubblico ugandese è cresciuto del 20,5% tra giugno 2019 e giugno 2020. Lo ha annunciato la Bank of Uganda, secondo la quale la crescita è legata ai debiti sostenuti per far fronte l'impatto dell'epidemia di Covid-19. I dettagli sono contenuti nel rapporto di settembre sullo stato dell'economia redatto dagli economisti dell'istituto centrale. Gli esperti dell'istituto sostengono che il governo ha preso in prestito 6,362 miliardi di scellini (un milione e mezzo di euro) dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca per il commercio e lo sviluppo e dalla Banca Stanbic. Questi prestiti hanno fatto crescere lo stock di debito pubblico che, in valore nominale, si attesta così sui 56.526 miliardi di scellini, cioè il 40,8% del Pil. Secondo la banca centrale però i livelli del debito rimangono sostenibili con un basso rischio di sofferenza anche se sono evidenti “vulnerabilità significative”. Le vulnerabilità, afferma il rapporto, sono la crescita della spesa pubblica, un'attività economica moderata, un calo delle entrate fiscali e un possibile calo delle sovvenzioni. L'aumento del pagamento degli interessi drenerà inoltre molte delle risorse disponibili. [EC]
  • Kenya Free

    Al via lavori per un cantiere navale

    KENYA - Sono stati inaugurati alla presenza del presidente Uhuru Kenyatta i lavori di costruzione di un cantiere navale presso la base della marina militare keniana di Mtongwe a Mombasa.

    Lo riportano i media locali, sottolineando che si tratta della prima struttura dotata di scivolo di alaggio a essere realizzata in Africa orientale.

    Il progetto, che rientra nel piano governativo per lo sviluppo dell’economia blu, vuole essere un importante impulso alle operazioni marittime nella regione.

    Secondo le informazioni a disposizione, il cantiere sarà utilizzato  per costruire, riparare e mantenere le navi delle Forze di difesa del Kenya (KDF), ma sarà messo a disposizione anche per imbarcazioni a uso civile, per il trasporto passeggeri e mercantile.

    Il progetto dovrebbe essere completato entro giugno 2021 e sarà in grado di gestire navi con una capacità fino a 4.000 tonnellate. [MV]

  • Sudan Free

    Colloqui con gli Stati Uniti, 'solo' questione di cifre...

    SUDAN - Dopo le indiscrezioni di parte sudanese, ieri sono emerse ulteriori indiscrezioni, questa volta americane, sul tenore dei colloqui tra Sudan e Stati Uniti tenuti negli Emirati Arabi Uniti diversi giorni fa. Secondo notizie riferite dal New York Times, nell’incontro tra il presidente del Consiglio sovrano Abdel Fattah al-Burhan e la delegazione statunitense, il de facto leader sudanese ha chiesto aiuti fra i 3 e i 4 miliardi di dollari in cambio della normalizzazione delle relazioni con Israele rifiutando una proposta di 800 milioni in aiuti e investimenti messa sul tavolo da Washington. Il rappresentante sudanese ha anche chiesto la rimozione del suo Paese dalla lista Usa degli Stati sponsor del terrorismo, che di fatto impedisce al Paese di ricevere investimenti, aiuti e fondi internazionali.  Secondo la stampa israeliana, dopo l’avvio di relazioni con Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, il Sudan potrebbe essere il prossimo Paese arabo a stringere relazioni ufficiali con Israele. Secondo il New York Times, a spingere verso questo nuovo corso in Medio oriente sarebbe segretamente la stessa Arabia Saudita, benché quest’ultima non abbia ancora firmato alcun accordo.  Il Sudan si trova nella lista nera statunitense dal 1993, quando alla presidenza c’era Omar Hassan al-Bashir, esautorato lo scorso anno in seguito a manifestazioni popolari. [MS]
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    Cooperazione italiana moltiplica sforzi dopo alluvioni

    SUDAN - Si stanno moltiplicando gli sforzi dell’Italia in Sudan, Paese colpito da luglio da una serie di alluvioni e inondazioni che hanno causato la morte di 110 persone e colpito più di 650.000 persone in tutto il Paese. Nei giorni scorsi a Mayo, uno dei distretti più poveri della periferia di Khartoum dove vivono 600.000 rifugiati, sfollati e migranti, si è svolta una visita agli interventi in corso realizzati dalla Cooperazione italiana.  La visita - si legge in una nota della Cooperazione italiana - si è svolta in presenza del Sottosegretario del Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Sociale, Mohamed Elshabik, del nuovo Commissario Generale della località di Jabel Awlia Ehad Asheem Ismail, dell’Ambasciatore d’Italia a Khartoum, Gianluigi Vassallo e del Titolare della Sede di Khartoum dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), Vincenzo Racalbuto. “In questi tempi difficili [... ] è imperativo mostrare supporto a coloro che stanno soffrendo a causa di questa calamità e per una più grave insicurezza alimentare”, ha sottolineato l’Ambasciatore Italiano.  La Cooperazione Italiana è attiva in tutte e quattro le aree di Mayo con una serie di interventi per un ammontare di oltre 4 milioni di euro. A Mayo Angola, la scuola di Maymouna con oltre 350 studenti è stata completamente riabilitata con il supporto dell’ong sudanese Hope Sudan. Inoltre, quattro canali e tre ponti sono stati realizzati e riabilitati a Jabel Awlia grazie alla partecipazione della comunità locale. Gli interventi hanno fatto seguito all’analisi effettuata lo scorso marzo dalla Fondazione CIMA – centro di eccellenza della Protezione Civile italiana- con l’obiettivo di valutare le aree soggette al ristagno e definire possibili soluzioni per lo smaltimento delle acque superficiali.  “La Cooperazione Italiana è impegnata nell’area di Mayo e continuerà a sostenere la popolazione più vulnerabile. Stiamo, infatti, lavorando a un approccio di riduzione del rischio disastri: 1800 sacchi di iuta riempiti di sabbia e 225 teli di plastica sono stati distribuiti alla popolazione locale nelle aree di Yarmouk, Gabboush, Angola e Mandella. I canali verranno completati la prossima settimana, e siamo in procinto di avviare la costruzione di una nuova scuola a Mayo Mandella utilizzando materiale locale e un approccio comunitario bottom-up”, ha evidenziato Vincenzo Racalbuto, titolare della Sede AICS di Khartoum.  Oltre ai canali e alla scuola Maymouna, la delegazione ha visitato la clinica pediatrica di Emergency finanziata dall’Italia, oltre che da altri donatori. La clinica assicura cure pediatriche gratuite a bambini fino a 14 anni, servizi di cura pre- e post-natale e programmi di screening per la malnutrizione oltre che corsi sulle regole d’igiene di base. Infine, la delegazione si è recata a Mayo Yarmouk dove – AISPO - nell’ambito del programma di primissima emergenza finanziato dalla Cooperazione Italiana - ha installato dei serbatoi per raccogliere e conservare l’acqua piovana proveniente dai tetti.
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    L'export in Medio Oriente riduce il deficit commerciale

    UGANDA - Grazie ai mercati mediorientali, l'Uganda è riuscita a contenere il deficit commerciale. Per tre mesi consecutivi, più del 50% delle esportazioni ugandesi è stato destinato al Medio Oriente, seguito dall'Africa orientale (19,4%) e dal resto dell'Africa (10,4%). Gli Emirati Arabi Uniti sono il principale mercato estero con un export di 101 milioni a giugno e 223 a luglio. Caffè, mais, cemento, frutta e verdura sono stati i prodotti più venduti al di fuori dei confini. La crescita delle esportazioni in Medio Oriente ha ridotto del 9,7% il deficit commerciale di Kampala. A luglio è passato da 205,39 milioni di dollari a 185,44 milioni.  Tuttavia, durante lo stesso periodo, il valore delle importazioni è cresciuto del 10,1% attestandosi sui 605,04 milioni di dollari a luglio. Il 33,8% delle importazioni nel mese di luglio proveniva dall'Asia (Cina, India e Giappone) seguito dall'Africa orientale (27,8%) e dal resto dell'Africa (18,2%). [EC]