Somalia

Parlamento approva nuovo primo ministro

SOMALIA – Il Parlamento di Mogadiscio ha approvato all’unanimità la nomina di Mohamed Hussein Roble a nuovo primo ministro.

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  • Etiopia Free

    Investimenti: EIC, aziende cinesi al primo posto negli...

    ETIOPIA - Oltre 1,1 miliardi di dollari investiti con quasi 1.564 progetti: questo il quadro degli investimenti di aziende cinesi in Etiopia negli ultimi 20 anni.

    E’ quanto emerge da un lungo articolo comparso nei giorni scorsi sul giornale ufficiale etiopico, Ethiopian Herald, che riprende un lungo servizio dell’agenzia di stampa cinese Xinhua, nel quale viene citato Mekonen Hailu, Direttore delle comunicazioni presso la Ethiopian Investment Commission (EIC), il quale evidenzia che tale bilancio pone le aziende cinesi come “i principali attori nel panorama degli investimenti dell'Etiopia sia in termini di numero di progetti che di capitale finanziario”.

    In un’intervista esclusiva a Xinhua, Hailu ha affermato che le aziende cinesi investono in vari settori economici in Etiopia e sono impegnate in investimenti a lungo termine.

    Nel dettaglio, secondo i dati della Ethiopian Investment Commission (EIC), le aziende cinesi hanno eseguito circa 1.564 progetti di investimento che sono attualmente operativi o in fase di implementazione negli ultimi due decenni, dal 1998 al marzo 2020.

    Dei 1.564 progetti di investimento cinesi nella nazione, 987 dei progetti sono in fase operativa, 186 sono in fase di implementazione, mentre i restanti 391 sono in fase di pre-implementazione.

    Su 1.564 progetti, circa 1.133 progetti sono impegnati nel settore manifatturiero, che è una delle principali aree di investimento prioritario del governo etiope, secondo Mekonen.

    Il funzionario della EIC precisa poi che altre importanti aree di progetto di investimento per gli investitori cinesi in Etiopia sono l'edilizia e lo sviluppo immobiliare, gli hotel, l'agricoltura, le operazioni turistiche e le comunicazioni, l'istruzione e i settori minerario.

    I dati dell'EIC hanno anche mostrato che questi progetti hanno registrato un capitale di investimento cumulativo del valore di oltre 43,1 miliardi di birr etiopi (oltre 1,153 miliardi di dollari USA).

    "Quando confrontiamo l'investimento cinese con altri paesi, la maggior parte delle società che operano o lavorano in Etiopia sono cinesi, quindi svolgono un ruolo molto importante per lo sviluppo del paese", ha aggiunto il direttore delle comunicazioni di EIC.

  • Sudan Free

    Accordo con General Electric per generazione elettricit...

    SUDAN - Un accordo da alcuni osservatori definito “storico” è stato firmato tra il Sudan e la multinazionale americana General Electric. Di fatto si tratta del primo grande accordo con un’entità statunitense da quando nel 1993 Washington impose su Khartoum pesanti sanzioni economiche tuttora in vigore.  “Non avevano mai avuto in 30 anni un’interazione così importante con un’impresa americana” ha sottolineato il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok.  L’accordo prevede che General Electric fornisca 470 MW di elettricità in grado di soddisfare le esigenze di 600.000 abitazioni. A tal fine saranno realizzate tre centrali per la generazione di energia elettrica.  Il Sudan sta intanto continuando a discutere con Washington la rimozione delle sanzioni. Diversi incontri si sono già tenuti, ma finora non si è arrivati a una decisione finale secondo alcuni osservatori anche per l’inserimento nei negoziati della richiesta di Washington di un’apertura sudanese a Israele, sulla linea di quanto hanno fatto negli ultimi mesi Emirati Arabi Uniti e Bahrain. [MS]
  • EtiopiaGibuti Free

    Nuova strada Dikhil-Daguru

    ETIOPIA - Il governo di Addis Abeba e quello di Gibuti hanno firmato un accordo per ammodernare la strada Dikhil-Daguru di 80 chilometri. L'intesa è stata siglata dall'amministratore delegato della Ethiopian Construction Works Corporation, Yonas Ayalew, e dal direttore generale delle strade e dei porti di Gibuti, Abdi Ebrahim Farah. Nel tempo la tratta era diventata impercorribile a causa delle cattive condizioni della carreggiata. Ciò rallentava di molto il trasporto di merci dall'Etiopia a Gibuti (corridoio fondamentale per l'economia etiopica). I lavori inizieranno a breve. Il primo passo sarà la costruzione di una deviazione di 80 chilometri sulla quale dirottare il traffico mentre fra due mesi inizierà la fase di costruzione della strada principale. [EC]
  • Africa Orientale Free

    Cannabis, l'affare del futuro

    AFRICA ORIENTALE - La Comunità dell'Africa orientale potrebbe diventare un importante centro di produzione e commercializzazione di cannabis per uso medico. Il 12 ottobre il Ruanda ha approvato la produzione di marijuana, seguendo le orme dell'Uganda. Tanzania e Kenya, che producono le maggiori quantità di cannabis nella regione, per il momento esportano illegalmente la sostanza, ma si prevede che, a breve, legalizzeranno le coltivazioni. Funzionari del governo del Ruanda hanno dichiarato che la legalizzazione per uso medico ha una forte valenza economica. “Queste colture terapeutiche possono rendere 10 milioni di dollari per ettaro, i fiori 300.000 dollari. Quindi è un buon affare per il Paese”, ha detto Clare Akamanzi, amministratore delegato del Rwanda Development Board. Il Paese sta ora esaminando le offerte di investitori stranieri interessati. Tuttavia, questo quadro di investimento non influisce sullo status giuridico del consumo di cannabis, che rimane un crimine punito con due anni di carcere, e della vendita al dettaglio, punibile con pene da 20 anni all'ergastolo. L'Uganda, per prima, ha approvato le linee guida per la coltivazione della cannabis, richiedendo agli investitori di avere un capitale minimo di 5 milioni di dollari e una garanzia bancaria di un milione. Kampala vende la marijuana prevalentemente in Germania e Canada. Nel 2019, l'Unione Europea ha approvato l'importazione di cannabis ugandese. In Kenya, da tempo, si dibatte sulla legalizzare della produzione di marijuana. Nel 2018 è stata presentata in parlamento una proposta di legge che regolasse la materia. Il progetto di legge non è però stato approvato. Continua così la produzione e il commercio illegale. È quanto avviene anche in Tanzania dove, nonostante leggi severe contro la cannabis e altre droghe illecite, e diventato uno dei principali produttori ed esportatori illegali di prodotti a base di cannabis in Africa. L'Onu stima che in Africa si producano e siano vendute sul mercato nero circa 38.000 tonnellate di cannabis. Attualmente solo quattro paesi  (Zambia, Lesotho, Sudafrica e Zimbabwe) autorizzano ufficialmente la marijuana per uso medico. [EC]
  • KenyaNigeria Free

    Sempre più film africani su Netflix

    KENYA / NIGERIA - Ci saranno sempre più film africani su Netflix. A partire da questo mese sulla piattaforma arriveranno una produzione keniana e una produzione nigeriana a dimostrazione di un crescente interesse verso un cinema che finora ha trovato poco spazio sulle scene internazionali. Poacher è il titolo di un film drammatico keniano dedicato al bracconaggio ai danni degli elefanti.  Òlòtūré, il titolo della produzione nigeriana, racconta invece storie di prostituzione e di traffici di esseri umani in Europa. Una scena racconta dei riti vudu a cui sono sottoposte giovani ragazze destinate ad alimentare la prostituzione in Italia.  La Nigeria, sicuramente nota per la sua fiorente industria cinematografica nita con il nome di Nollywood, si sta rapidamente imponendo per produzioni di qualità che trovano un mercato in Nigeria ma anche a livello internazionale. [MS]
  • Somalia Free

    I soldi e gli investimenti di al-Shabaab

    SOMALIA - Sognano l’Islam puro del Medioevo, ma non disdegnano di fare affari con le tecnologie più moderne e con le tecniche più spregiudicate. Secondo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al-Shabaab, gruppo jihadista somalo legato al network di al-Qaeda, tra dicembre 2019 e agosto 2020, ha gestito un flusso di denaro di circa 13 milioni di dollari Usa. I soldi sono stati estorti alla popolazione attraverso la richiesta di tangenti sugli affari e una sorta di tassazione illegale e poi, attraverso il sistema bancario somalo, sono stati investiti nel mercato immobiliare in tutta l’Africa orientale. Lo scorso 16 ottobre ha segnato il decimo anniversario dell’intervento dei soldati keniani in Somalia nel tentativo di creare una zona cuscinetto tra al-Shabaab e i confini del Kenya. L’incursione, che avrebbe dovuto durare alcuni mesi, si è protratta per un decennio con la forza di intervento keniana diventata uno dei pilastri della missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom). Nonostante questo intervento, a tutt’oggi il gruppo terroristico rimane una grave minaccia non solo per la Somalia, ma per l’intera regione orientale dell’Africa. “Mentre ricordiamo la missione, vi esorto a non abbassare la guardia. Una Somalia sicura in grado di fornire sicurezza ai suoi confini si traduce in una pacifica Africa orientale – ha detto ai soldati Monica Juma, il ​​segretario della Difesa keniana in una cerimonia che si è tenuta mercoledì -. Il gruppo terroristico è un pericolo, ma è stato notevolmente indebolito. Il vostro contributo ad Amisom rimane importante”. Se dal punto di vista militare è stata costretta ad abbandonare alcune delle sue roccaforti sulla costa, al-Shabaab ha ancora proprie basi nell’entroterra. Secondo le Nazioni Unite ciò è dovuto alla debolezza delle istituzioni nazionali somale che non sarebbero ancora in grado sradicare i jihadisti manu militari né di contrastarli finanziariamente. “Al-Shabaab mantiene una forte posizione finanziaria e ha un bilancio sempre più solido, parte del quale è investito in proprietà e attività commerciali a Mogadiscio”, afferma il rapporto dell’Onu. La maggior parte di questi soldi è stata generata attraverso l’estorsione delle attività commerciali. A Kismayo, importante città portuale del Sud, sebbene i soldati di Amisom controllino il terreno (in collaborazione con lo sceicco Ali Madobe, alleato chiave del Kenya), al-Shabaab è riuscita a guadagnare quasi sei milioni di dollari tassando le imprese e gli esercizi commerciali. Solo da concessionari di auto e agenzie di spedizioni, i jihadisti hanno ricavato tre milioni di dollari. Nel Lower Juba, il gruppo ha anche guadagnato tre milioni attraverso i posti di blocco stradali che imponevano una tassazione sul passaggio. Questi fondi vengono poi depositati su conti correnti legali e investiti sul mercato. “L’utilizzo di sistemi bancari formali da parte di al-Shabaab consente il trasferimento e la distribuzione immediati di grandi importi, anche in aree che non controlla più direttamente, eliminando il rischio di trasportare fisicamente contanti attraverso territori ostili”, ha scritto, citando il rapporto il New York Times. Le banche non hanno fornito informazioni sulle transazioni sospette al Financial Reporting Center della Somalia. La maggior parte del denaro è stata investita nel settore immobiliare e nel finanziamento di Amniyat, l’unità d’élite del gruppo terroristico, specializzata nella raccolta di informazioni, nel compiere omicidi mirati e nell’organizzazione di attacchi suicidi. [Africa Rivista]