Africa

Logistica, spedire in Africa nonostante le complessità (success story)

AFRICA – Spedire merci è il mestiere di Logimar, riuscire a farlo anche in contesti complessi come quelli africani è una specializzazione sviluppata negli anni che in pochi possono vantare. Eppure, per questa azienda bergamasca, tutto è nato da una sfida e da una brutta esperienza. La sfida di garantire la qualità dei servizi e il raggiungimento delle destinazioni in un continente sempre più al centro della scena mondiale e quindi dei commerci; la voglia di rispondere a un episodio negativo – un partner sbagliato costato tempo e soldi – con una iniziativa che ha poi preso la forma dell’Africa Logistics Network, presieduta da Marcello Saponaro che è anche l’amministratore delegato di Logimar. 

 

Partiamo da Logimar e dall’attenzione che state ponendo sull’Africa. Come mai questa scelta? 

Quello dello spedizioniere è un lavoro che va cambiando, che si va semplificando, che si va standardizzando sempre più. Con delle eccezioni, però, come quelle rappresentate dall’Africa e dal project cargo, i trasporti eccezionali, le cose difficili. Quindi, pur senza dimenticare il resto, abbiamo cercato di specializzarci in questi ambiti, perché siamo una pmi e per crescere dobbiamo differenziarci.

 

Qual era la situazione in Africa quando siete arrivati? Quali erano cioè le criticità e come le avete risolte?

Ovviamente ci sono tante Afriche: quando parliamo di Nordafrica in termini di logistica, per la qualità dei servizi offerti, stiamo parlando di una realtà diversa da quella subsahariana. Poi ci sono Paesi dove in alcuni casi è veramente difficile selezionare la qualità degli operatori locali. Noi quindi offriamo innanzitutto noi stessi: abbiamo fondato l’Africa Logistics Network per dare la possibilità a Logimar di lavorare meglio, di arrivare a mercati irraggiungibili per il 95% degli spedizionieri italiani, che in alcune aree dell’Africa non se la sentono, non riescono o non possono andare. Oggi Africa Logistics Network è una rete di cui fanno parte 249 spedizionieri nel mondo. Eravamo partiti sei anni fa da Bergamo con un meeting a cui parteciparono circa 45 aziende: agenti di Logimar che per amicizia, per fiducia, avevano aderito al network. Lo scorso anno, al meeting di Istanbul eravamo 150 aziende, un livello pari a quello dei più grandi network mondiali come partecipazione. Solo che la nostra è una rete fatta soprattutto di spedizionieri africani, oltre che asiatici, americani ed europei.

 

Questa è una prima particolarità.

Ed è stata anche una prima difficoltà, poi superata. Consideri che i network nella logistica esistono da trent’anni perché danno la possibilità di evitare lunghi e frequenti viaggi nel mondo per incontrare i propri agenti; tramite la formazione di queste reti, ci si incontra invece una-due volte all’anno dopo dodici mesi di contatti continui. Così buona parte del lavoro è fatta.

 

Stabilire una rete consente di avere anche delle omogeneità, di avere a che fare con attori che conoscete. Ed è partito tutto da una brutta esperienza.

Sì, un problema che abbiamo avuto come Logimar e che risale a circa sei anni fa. Avevamo in carico la spedizione di tre container partiti dall’Italia per il sud del Ciad, per un campo profughi gestito dalle Nazioni Unite. I container erano stati sbarcati a Douala, in Camerun, e pensavamo di avere scelto, dietro consiglio di un altro spedizioniere, un agente affidabile per la consegna e invece questo si è rivelato un criminale, che si è fatto pagare metà dell’incarico in anticipo e poi non si è fatto più vedere. Siamo stati costretti a rivolgerci a un secondo spedizioniere e quindi a pagare una seconda volta per portare a termine il lavoro. Da lì è nata l’idea e l’esigenza di creare un network di piccole e medie aziende di spedizioni in grado di competere con le più grandi multinazionali del settore in Africa.

 

Altre criticità con cui dovete confrontarvi?

In alcuni casi sono criticità infrastrutturali, come la dimensione dei porti. Nel nord del Mozambico un piccolo porto, Mocimboa da Praia, in questi giorni al centro delle cronache perché caduto in mano a un gruppo armato, sta servendo uno dei più grossi investimenti globali nell’oil & gas. Anche solo pensando al deficit stradale e ferroviario o agli inconvenienti per fare manutenzione nel deserto, possiamo capire quali siano le grandi difficoltà esistenti.

 

Eppure voi riuscite, lì dove altri nemmeno provano a entrare…

Ho fatto trasporti che prima dell’Africa Logistics Network sarebbero stati impensabili. Duecento camion nel deserto del del Niger per 1.500 km, cinquecento dei quali senza strada e con tante buche nella stagione delle piogge: si può immaginare questo in un altro continente? Alcuni avrebbero mollato, invece si è fatto, e i camion sono tutti arrivati a destinazione. Devo dire che gli africani hanno una buona resilienza. 

 

L’Africa, a parte quest’ultimo periodo segnato dalla pandemia di covid, sta crescendo e ci sono fenomeni incalzanti come l’urbanizzazione e la crescita demografica. Cosa vedete dal vostro osservatorio?

Vediamo grande attivismo nel Corno d’Africa e c’è molta aspettativa anche per Ghana e Nigeria. L’Africa è un continente molto dinamico, credo vedremo grossi investimenti, per esempio, nel tessile nel Corno d’Africa.

 

Per un Paese come l’Italia che vive di export, potersi affidare a uno spedizioniere che conosce l’Africa significa avere la concreta possibilità di veder crescere il proprio business?

Significa aumentare la sicurezza del proprio business. Per molti Paesi i rischi sono ancora numerosi e affidarsi a uno spedizioniere che sa come muoversi in quel luogo perché lo ha già fatto molte altre volte e ha agenti fidati, finanziariamente stabili e professionali, è il requisito minimo per un’azienda che deve iniziare o crescere nel commercio con l’Africa. Questo vale tanto per le piccole quanto per le grandi aziende. Il rischio è proporzionale ai soldi che si investono. Diciamo che, in genere, i colossi si affidano ai colossi; però una rete di piccole-medie aziende professionali può rivelarsi più competitiva, più flessibile e in alcune situazioni anche più affidabile. Il network lo abbiamo costruito proprio per questo, partendo da un’esperienza negativa oggi dopo sei anni abbiamo selezionato partner di alta qualità in ogni Paese dell’Africa.

 

L’Africa sta facendo passi avanti anche in termini di integrazione regionale. Dal prossimo anno entrerà in vigore l’Area di libero scambio che promette di riunire l’intero continente in un’unica area di libero commercio con immediate ripercussioni per esempio sulle dogane e sui regolamenti transfrontalieri. Riflessi quindi ci saranno anche nella logistica e nei trasporti.

Sicuramente. Qualcuno magari è un po’ più intimorito dai cambiamenti e pensa che se l’Africa semplifica le norme al proprio interno avrà meno bisogno di importare o esportare; questo forse in parte è vero, ma credo che la cooperazione sia un bene per tutti, quindi maggiore cooperazione all’interno del territorio africano significa maggiore stabilità e maggiore pacificazione laddove i conflitti sono sempre latenti. Tutto il mondo ne avrà benefici. Un continente che cresce ha bisogno di tecnologie, di crescere culturalmente, socialmente, di diventare un grande continente in relazione agli altri, pur sapendo che probabilmente la supply chain – anche per motivi indipendenti dall’unificazione doganale africana – andrà a ridursi nei prossimi anni.

 

L’Africa è anche terra di sperimentazioni. Le tecnologie aiutano la logistica per fare salti in avanti.

Da sempre le tecnologie hanno fatto fare passi da gigante anche al mondo della logistica. Come dicevo, la logistica sta cambiando tanto e si sta muovendo verso una maggiore semplificazione, grazie soprattutto alla tecnologia, che viene applicata nella gestione, nel tracciamento, nel controllo, quindi gli operatori si ridurranno ulteriormente e le grosse compagnie marittime e aeree sempre più offriranno agli esportatori e importatori un servizio chiavi in mano. Lavoreranno in maniera diretta, tagliando il filtro degli spedizionieri. Il fatto di specializzarsi nei mercati difficili, nei trasporti più complessi, nasce proprio da questa considerazione; in certi luoghi una compagnia marittima non può arrivare perché è difficile semplificare così tanto un trasporto che prevede un tragitto di un migliaio di chilometri nel deserto o un trasporto singolo di 180 tonnellate. Ecco, questo non è standardizzabile.

 

L’Africa Logistics Network è quindi una risposta strategica.

Sì, significa dare a un mondo di piccole e medie imprese la possibilità di operare anche nel mercato più difficile. Oggi per fare un esempio uno dei partner turchi dell’Africa Logistics Network può spedire da Istanbul a Niamey in tutta sicurezza contando su un partner affidabile, e così pure in Senegal o in Camerun o in Liberia. Ovunque. E dopo la nostra rete, lo dico con orgoglio, sono nati almeno altri tre-quattro network di impronta africana, che hanno cercato di replicare il nostro stesso schema. Questo, lo dico serenamente, mi sembra positivo: siamo tanti nel mondo delle spedizioni ma c’è posto per tutti e la competizione aiuta a migliorarsi continuamente.

 

Ogni anno l’Africa Logistics Network organizza tre giorni di meeting in una città diversa, un anno in Africa, un anno in uno degli altri continenti. Come vi siete organizzati nel 2020?

Avrebbe dovuto essere l’anno di Nairobi 2020, con sponsor importanti e una partecipazione che avrebbe segnato un nuovo record, sicuramente superiore alle 150 presenze. E francamente non vedevo l’ora di partecipare al leisure day in un grande parco keniano. Ovviamente non ci sarà nulla di tutto questo ma c’è ancora più bisogno di costruire amicizia e senso di comunità all’interno del network, tra la Logimar e le altre 248 “Logimar” che ne sono parte. E quindi il meeting 2020, a novembre, sarà together in the air. Con l’aiuto di software come Zoom e Mojo ci sarà la conferenza, ci sarà la diretta Awards e ci saranno i tanti incontri one-to-one.

 

Ci sono dati che indicano se il volume di affari delle singole aziende sia aumentato dopo la nascita della rete?

È molto difficile tenere sotto osservazione questo dato per 250 membri, posso però dire che per Logimar siamo passati da un’incidenza dell’Africa sul fatturato del 10-15% al 30-35%.

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