Africa

Il parere dell’esperto: pensare fuori dagli schemi

AFRICA – Un grande numero di Paesi in via di sviluppo è geograficamente svantaggiato a causa del mancato accesso alle vie marittime, che ad oggi rappresentano ancora la rotta più usata per il commercio di materie prime e prodotti finiti. Le economie di questi Paesi non sono solo duramente colpite dal costo elevato del trasporto, ma anche dall’inefficace gestione dei flussi di transito e delle procedure. E una logistica difficoltosa diventa una grave barriera alla crescita economica di questi Paesi.

Tale carenza stona con il trend di consumi di Paesi come il Rwanda e l’Uganda, che, con una classe media in espansione e richieste sempre più esigenti in fatto di qualità e varietà, hanno bisogno di trovare soluzioni immediate e consistenti al problema della inadeguata logistica.

Diversi sono i tavoli di lavoro ai quali siedono governanti dei Paesi dell’entroterra africano e omologhi di Paesi che invece si affacciano sul mare; in questi recenti, duri mesi di pandemia l’Uganda e il Kenya si sono visti costretti a negoziare possibili vie di transito, oltre alla sicurezza dei trasporti. Anche la diffusione del coronavirus, infatti, ha sottolineato l’importanza di vie efficienti lungo le quali spostare materie e prodotti finiti. 

Il costo della movimentazione delle merci in Africa è, in media, stimato come due o tre volte superiore a quello dei Paesi sviluppati e i costi di trasporto possono rappresentare fino al 50-75% del prezzo al dettaglio delle merci. La scarsa qualità delle reti stradali e ferroviarie costringe le società di logistica come DHL Express a trasportare la maggior parte delle sue merci per via aerea. Sulle operazioni logistiche incidono, poi, gli ingenti volumi di traffico delle principali città: in centri come Lagos, per esempio, ci sono restrizioni ai movimenti di camion durante il giorno, obbligando i trasportatori a effettuare le consegne di notte. Può quindi essere nell’interesse sia dei governi locali sia dei promotori immobiliari posizionare i parchi logistici ben lontano dai centri urbani più trafficati. Allo stesso modo, la congestione attorno ai porti marittimi e la concorrenza per lo spazio limitato dei magazzini hanno favorito la tendenza alla realizzazione di porti a secco interni.

Nel riflettere sulle difficoltà logistiche dei Paesi interni o con carenze infrastrutturali, bisogna anche considerare che essi spesso dispongono di grandi risorse naturali da movimentare e che la stessa povertà infrastrutturale può rappresentare una possibilità di business. In che modo, però? 

Un numero crescente di investitori sta provando a espandere i propri portafogli subsahariani: Mara Delta – un fondo nato dalla fusione di Delta Africa e Mara Diversified Property Holdings – ha acquisito il complesso di magazzini Bolloré/Plexus a Pemba, in Mozambico. DP World di Dubai ha ottenuto una concessione per sviluppare e gestire un nuovo centro logistico a Kigali, in Rwanda, e Dubai Multi-Commodity Center ha messo un’opzione sulla cogestione di Konza City in Kenya. La Kuwait Agility ha piani ambiziosi per creare una rete di hub logistici in tutta l’Africa e così altri puntano al settore logistico o di gestione inland di materie e servizi. 

Occorre pensare fuori dagli schemi e analizzare le possibilità del continente senza soffermarsi sulle scelte più ovvie; basti guardare Lusaka, capitale dello Zambia, che è diventata un hub logistico chiave all’incrocio dei corridoi di trasporto trans-africani nord-sud ed est-ovest. Le principali rotte includono strade e i porti in Sudafrica, Mozambico, Tanzania e Namibia. Il corridoio nord-sud che dal Sudafrica attraversa lo Zambia, è attualmente il percorso più trafficato per le merci in entrata e in uscita dal Paese arcobaleno, ma purtroppo, ancora oggi, non mancano i problemi: prima di raggiungere lo Zambia, si deve sottostare a un lungo e tedioso processo di sdoganamento che prevede il passaggio del carico merci attraverso due posti di frontiera.

Pur se una grande sfida per gli operatori logistici, le infrastrutture africane rappresentano altresì una reale opportunità, perché sono numerosi i progetti su larga scala che puntano a migliorare le reti di trasporto nell’intero continente e, con esse, la gestione di materie prime fondamentali per l’economia globale. [di Rita Ricciardi, presidente di reSkill Consulting]

 

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    In particolare, sono previste iniziative per sussidiare direttamente gli agricoltori all’acquisto di sementi, fertilizzanti, attrezzature per la meccanizzazione e strumenti per lo stoccaggio.

    Sono previste inoltre iniziative per offrire corsi di formazione sulle tecniche innovative di coltivazione e l’uso di tecnologie intelligenti per il monitoraggio del clima, utilizzando soprattutto tecnologie accessibili da cellulari a basso costo.

    Obiettivo del programma è migliorare significativamente la redditività della produzione agricola, passando da 2,5 tonnellate di riso per ettaro a 4,5, o da 1,5 tonnellate di mais a 4 tonnellate. [MV]