Tunisia

15 Tunisia: crisi economica e politica a 10 anni da rivoluzione

(AGI) - Tunisi, 6 gen. - È il Paese simbolo della stagione delle Primavere arabe. Ed è considerato  da molti osservatori l’unico Paese ad essere riuscito a portare avanti davvero un cambiamento profondo.  Eppure le tensioni politiche in Tunisia non si sono sopite e la rimozione dal suo incarico, ieri, del ministro dell’Interno Taoufik Charfeddine è l’ultimo atto di una seria difficoltà a mantenere coesione anche nella compagine dell’esecutivo guidato da Hichem Mechichi.  ‘La rivolta tunisina - dice a InfoAfrica Antonino Pellitteri, docente di Storia dei Paesi Arabi ed Islamistica presso l’Università degli Studi di Palermo - era stata una risposta spontanea a bisogni economici e sociali sentiti. Il resto della cosiddetta Primavera araba si era invece presto rivelato un teatro di interferenze esterne e interessi internazionali’. Il differente scenario tunisino ha poggiato sulla presenza di sindacati, su una tradizionale forza della società civile, su un percorso storico che già aveva visto la popolazione scendere in piazza per difendere i propri diritti. ‘Il prodotto di quella rivolta - sottolinea ancora Pellitteri - è oggi un allargamento delle maglie nel campo della libertà di espressione, dell’azione politica, della vita sindacale e associativa. Però tutto questo è stato generato in un contesto dominato da problematiche economiche e sociali, preoccupazione per il futuro, timori legati alla fragilità del contesto regionale che hanno effetti immediati sulla tenuta politica del Paese’. Un quadro che, sottolinea ancora lo studioso, ‘non consente una piena coscienza del cambiamento intercorso e dei risultati comunque raggiunti’ e che è stato reso più complicato dal covid e dalle conseguenze che questo ha avuto su settori nevralgici a partire dal turismo.  Con una campagna elettorale improntata alla lotta alla corruzione e con un esplicito richiamo ai giovani, nell’ottobre del 2019 Kais Saied, professore di diritto in pensione, aveva vinto le elezioni presidenziali battendo il magnate dei media Nabil Karoui (che di recente ha avuto problemi con la giustizia). Saied ha preso il posto di Beji Caid Essebsi che dal 2014 sedeva sulla poltrona più importante della Tunisia e che era scomparso ancora in carica nel luglio del 2019. Lo stesso anno si sono tenute le seconde elezioni legislative dalla caduta dell’ex capo di Stato Zine el Abidine Ben Ali. A fronte di una bassa affluenza alle urne, il risultato del voto ha consegnato un parlamento frammentato, con nessuna forza politica riuscita ad ottenere una maggioranza vera. Il primo partito è stato Ennahda che ha ottenuto 52 dei 217 seggi disponibili, seguita da Qalb Tounes di Karoui (38 seggi). Al nuovo Destour, formazione vicina al vecchio gruppo dirigente, sono andati invece 17 seggi.  Questa frammentazione si è riflettuta nell’incapacità di dar vita a governi forti e nella necessità di varare un governo del presidente. Il governo di Hichem Mechichi è il terzo esecutivo varato dalle elezioni dell’ottobre del 2019. La fiducia all’esecutivo di Mechichi è stata votata lo scorso settembre. Alla guida di un governo tecnico, Mechichi ha in programma il varo di riforme chieste a gran voce dalle istituzioni internazionali. (AGI) AIM© Riproduzione riservata

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    EGITTO - Il ministero degli Esteri egiziano e la Coca-Cola hanno firmato un protocollo di cooperazione, per cui l’azienda americana sarà sponsor e fornitore della 27esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop27), in programma a Sharm El-Sheikh dal 6 al 18 novembre. Lo riportano i media egiziani. I media ricordano che nelle scorse settimane l’azienda statunitense Ibm è stata nominata partner tecnologico della Cop27, mentre ad agosto l’Egitto ha firmato un memorandum di intesa con il Boston Consulting Group, nominando la società americana di consulenza manageriale partner esclusivo della conferenza. Sempre il mese scorso Il Cairo ha firmato un altro memorandum di intesa con Vodafone, in base al quale la multinazionale britannica di telecomunicazioni sarà il principale partner per le comunicazioni durante la conferenza. [SS]
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    ALGERIA - La Cina ha accolto con favore l’intenzione dell’Algeria di entrare a far parte del gruppo Brics (Brasile, Russia, Cina e Sudafrica): lo si apprende dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, che cita il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi. A luglio il presidente algerino aveva manifestato il suo interesse ad entrare nei Brics “per rafforzare la posizione” di paese non allineato e per “proteggersi dalle tensioni tra i due poli”. Una posizione accolta con favore da Pechino: “La Cina sostiene l’Algeria, che attualmente detiene la presidenza di turno della Lega araba, e accoglie con favore la sua volontà di entrare a far parte della famiglia Brics”, ha detto Wang Yi dopo un incontro con il ministro degli Affari esteri algerino Ramtane Lamamra, a margine della 77esima sessione dell’assemblea generale delle Nazioni unite. Pechino apprezza gli sforzi di Algeri e il suo sostegno all’Iniziativa per lo sviluppo globale (Idm) proposta dal presidente cinese Xi Jinping nel settembre 2021. Oggi il gruppo Brics rappresenta il 42% della popolazione del pianeta (3,2 miliardi di persone) e circa il 25% del prodotto interno lordo (Pil) mondiale. A maggio il ministero degli Esteri cinese aveva annunciato l’avvio di un processo di allargamento del gruppo e i ministri degli esteri di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto, Kazakistan, Indonesia, Argentina, Nigeria, Senegal e Thailandia hanno tutti partecipato, pochi giorni dopo, a una conferenza online sul processo di allargamento dei Brics, definito “Brics plus” da Pechino. A fine giugno Argentina e Iran hanno presentato ufficialmente domanda di adesione. [ASB]
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    TUNISIA - Il gruppo biotecnologico tedesco Merck è interessato a un partenariato pubblico-privato per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione tecnologica nel settore dei farmaci e dei vaccini, ha dichiarato a Tunisi Frank Stangenberg-Haverkamp, presidente del consiglio di amministrazione del gruppo. Durante un incontro tenuto ieri a Tunisi con il ministro dell’Economia e della Pianificazione Samir Said, il funzionario tedesco ha sottolineato che la Tunisia dispone di diversi incentivi, come le competenze, le risorse umane competenti e lo sviluppo logistico e istituzionale, sia nel settore privato che in quello pubblico. “Questi vantaggi costituiscono un terreno favorevole per la creazione di un partenariato fruttuoso al servizio della Tunisia e dei Paesi africani”, ha dichiarato Stangenberg-Haverkamp, citato in un comunicato stampa del ministero dell’Economia. Lo stesso ha sottolineato la disponibilità di diverse istituzioni finanziarie regionali e internazionali a far sì che questo partenariato abbia successo. Da parte sua, il ministro Said ha sottolineato che il sostegno allo sviluppo dell’industria farmaceutica, della ricerca e dell’innovazione è una priorità del governo, nel quadro dei programmi e delle politiche di investimento settoriali. Said ha inoltre affermato che il governo tunisino è pronto a sostenere qualsiasi iniziativa di partnership con il gruppo tedesco Merck, a breve e medio termine. L’obiettivo, ha concluso il ministro, è quello di creare un punto di collegamento e di snodo con i Paesi africani, il cui fabbisogno di farmaci, vaccini e servizi sanitari è in costante crescita. [MS]