Africa

02 Africa: Piano d’azione congiunto tra AfDB e Bei

(AGI) - Abidjan, 21 gen. - La Banca africana di sviluppo (AfDB) e la Banca europea per gli investimenti (Bei) hanno firmato ieri un piano d’azione di partenariato comune (Joint Action plan) sottolineando priorità di cooperazione rafforzata e di sviluppo reciproco e una forte enfasi sull'aumento degli investimenti del settore pubblico e privato in Africa. Il piano d’azione comune, si legge in una nota della Bei, consente a entrambe le istituzioni di sviluppare una riserva condivisa di progetti finanziabili attorno a temi complementari chiave su cui ciascuna istituzione apporterebbe il proprio valore aggiunto. Questi temi sono: azione per il clima e sostenibilità ambientale; investimenti in infrastrutture di qualità su larga scala; infrastruttura e servizi di tecnologia dell'informazione e della comunicazione; inclusione finanziaria con una attenzione alle questioni di genere mirata all'empowerment di ragazze e donne; istruzione e formazione; rafforzamento del settore sanitario. La firma dell’intesa è arrivata in un momento in cui la pandemia di covid-19 ha di fatto aumentato il rischio di possibili passi indietro nella lotta alla povertà in tutto il continente africano e sta minacciando mercati e mezzi di sussistenza. L'accordo è stato firmato per la Banca africana per lo sviluppo, dal vicepresidente senior ad interim Bajabulile Swazi Tshabalala e da Thomas Östros, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, durante una cerimonia virtuale alla quale hanno partecipato più di 100 stakeholders che si sono collegati da tutta l'Africa e l'Europa. La sessione è stata preceduta da una breve tavola rotonda tra i due membri dell'alta dirigenza e rappresentanti di entrambe le istituzioni. "È fondamentale che più banche multinazionali per lo sviluppo e altre istituzioni finanziarie per lo sviluppo si impegnino a una collaborazione più stretta e più forte, come si è visto attraverso questo piano d'azione congiunto tra l'AfDB e la Bei, al fine di supportare in modo più efficiente ed efficace i paesi membri durante questi tempi difficili", ha detto Tshabalala. "La crescita economica sostenibile e la sicurezza nelle regioni che affrontano sfide particolari, come il Sahel e il Corno d'Africa, sono la nostra massima priorità". "I partenariati sono fondamentali per l'attività e l'impatto della Bei, e questa partnership con la AfDB è fondamentale per l'Africa” ha detto a sua volta,Thomas Östros. “Il piano d'azione firmato oggi con la Banca africana di sviluppo - ha proseguito il vicepresidente della Bei - dimostra il fermo impegno della Banca europea per gli investimenti, la Banca dell'Ue, a fornire investimenti che fanno davvero la differenza per l'Africa. Rafforzare il nostro lavoro con la Banca africana di sviluppo è una priorità strategica per la Bei e l'Europa. Insieme, la Bei e l'AfDB rafforzeranno la cooperazione e l'impegno con i partner africani per garantire che l'Africa emerga dalle sfide sanitarie, sociali ed economiche di covid-19 verso un 21° secolo ancora più luminoso". (AGI) AIM© Riproduzione riservata

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    Valuta digitale unica per le banche centrali africane

    AFRICA - Le banche centrali africane stanno riflettendo sull’impiego di una valuta digitale per i pagamenti transfrontalieri nella regione. In un incontro tenutosi a Nairobi in Kenya, 13 banche centrali nazionali e regionali hanno discusso di possibili collaborazioni su una valuta digitale centrale transfrontaliera e dell’impatto che avrebbe sulla conformità agli standard normativi. Il sistema di pagamenti transfrontalieri dell’Africa rimane tra i più costosi e meno accessibili al mondo, con la Banca mondiale  che rivela che le commissioni sono in media dell’8,17%, in più dei costo nell’Asia meridionale. Ecco quindi che la regione sta ora esplorando la fattibilità di una valuta digitale unica per trasformare il settore. All’incontro hanno partecipato banchieri centrali di Nigeria, Sudafrica, Ghana, Uganda, Tanzania e Zambia, con Ruanda, Burundi, Congo e Sud Sudan invitati come ospiti. All’incontro erano presenti anche le banche regionali, tra cui la Banca degli Stati dell’Africa centrale Beac e la Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale  Bceao. [GT]
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    Vertice industrializzazione, ripensare i modelli...

    NIGER - Si è concluso, a Niamey, in Niger, il doppio vertice dell’Unione africana sull’industrializzazione dell’Africa e sull’Area di libero scambio continentale africana (Afcfta). Da Radio France Internationale (Rfi) si apprende che, nella giornata di chiusura del summit iniziato il 20 novembre, al mattino, i circa dieci capi di Stato presenti hanno discusso dell’industrializzazione dell’Africa. Nel pomeriggio, i capi di Stato hanno discusso di Afcfta. Stando al resoconto fornito da Rfi, se c’è una cosa su cui i capi di Stato e di governo presenti al vertice sono stati unanimi, è l’innumerevole potenziale che il continente possiede e che potrebbe giocare a suo favore nella ricerca di industrializzazione. Per raggiungere questo obiettivo, dovrà affrontare alcune sfide, come la questione dell’energia e delle tecnologie avanzate. Secondo Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione Africana, “gli investimenti nell’energia potrebbero funzionare come vettore di integrazione regionale e di promozione dell’industria. Rfi ricorda infatti che il consumo di energia rimane molto basso nel continente: più di 600 milioni di africani non hanno mai conosciuto l’elettricità. Dal vertice è emersa anche la necessità di ripensare il modello di industrializzazione dell’Africa. Per vincere questa scommessa, il presidente del Niger Mohamed Bazoum, indicato dai suoi colleghi come un “campione dell’industrializzazione inclusiva e sostenibile”, propone di unire gli sforzi e di sviluppare partenariati con le potenze industriali. “Vinceremo per trarre insegnamenti dalle esperienze del mondo industrializzato e dalle esperienze singolari degli altri. Il futuro dell’industria e del commercio è in Africa”. Si è discusso anche dell’Area di libero scambio continentale africana (Afcfta), in quanto – come ricorda Rfi – questo vertice è stato anche l’occasione per la prima sessione straordinaria dell’area di libero scambio. Il presidente senegalese Macky Sall, che è anche l’attuale presidente dell’Ua, il cui discorso è stato letto dal ministro degli Affari esteri, Aissata Tall Sall, ha invitato gli Stati a ratificare rapidamente l’accordo che istituisce l’Afcfta. Dei 55 Stati membri dell’Unione Africana, 54 hanno già firmato l’accordo. Ad oggi, 44 Stati hanno già ratificato l’accordo. L’incontro su Afcfta si è svolto a porte chiuse per tutto il pomeriggio, riferisce Rfi. L’ex capo di Stato nigerino Mahamadou Issoufou ha presentato il suo rapporto sui progressi compiuti alla decina di capi di Stato riuniti e alla presenza del presidente della commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki. La relazione è stata approvata all’unanimità. Secondo un esperto citato dall’emittente francese, la relazione adottata riguarda tre protocolli: investimenti in Africa, politica della concorrenza e protocollo sulla proprietà intellettuale. Secondo fonti vicine alla sessione – riferisce Rfi – l’adozione di questa relazione consentirà di compiere progressi nel processo di attuazione dell’accordo che istituisce la Afcfta. [VGM]
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    Ucraina, programma distribuzione grano nel continente

    AFRICA - E' stato avviato, sabato, dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il programma umanitario “Grain from Ukraine”, che prevede la partenza di 60 navi entro la metà del 2023 per aiutare i Paesi in maggiore difficoltà alimentare. Lo riferisce un comunicato del presidente Zelensky citato da The Guardian. Una nota di Apco, specifica che, in collaborazione con il World Food Program (Wfp), il nuovo programma mira a garantire il trasporto sicuro di grano e prodotti agricoli attraverso i porti ucraini e a prevenire la carestia nei Paesi più vulnerabili dell'Africa. La medesima fonte ricorda che la nave Nord Vind, che trasporta 27.000 tonnellate di grano alimentare, è partita dal porto di Odesa sul Mar Nero verso l'Etiopia il 15 novembre. Sabato il governo ucraino ha iniziato a caricare la seconda nave Calisto nel porto di Chornomorsk, che trasporterà altre 30.000 tonnellate di grano per la popolazione dell'Etiopia. Altre tre navi, Neva, Kerem e Rubimar, sono dirette ai porti ucraini per essere caricate, consentendo l'esportazione di 82.000 tonnellate di grano alimentare per i Paesi sull'orlo della fame - Somalia, Sudan, Etiopia e Yemen. Il programma mira a caricare e consegnare fino a 60 navi di grano entro la metà del 2023. Nel presentare questa iniziativa, Volodymyr Zelensky ha dichiarato: "L'Ucraina è vittima di una guerra illegale di aggressione da parte della Russia e si trova in prima linea in un conflitto che plasmerà il XXI secolo. Anche se il Paese sta lottando contro la scarsità di cibo, i terreni agricoli sono devastati e i blackout diffusi, non dimenticheremo mai il nostro ruolo di cittadini globali responsabili - soprattutto dopo aver sperimentato la carestia noi stessi come nazione. L'Africa ha un disperato bisogno di cibo e l'Ucraina è pronta a sostenere le persone vulnerabili nel momento del bisogno". Zelensky ha aggiunto: "Sono orgoglioso di annunciare il lancio ufficiale del programma "Grano dall'Ucraina" mentre queste navi partono da Odesa, e mi auguro che l'Ucraina continui a svolgere un ruolo nelle cruciali catene di approvvigionamento globali che forniranno soccorso alle nazioni affamate di tutto il mondo". Il programma è stato lanciato sabato in occasione dell'anniversario simbolico dell'Holodomor, quando milioni di ucraini morirono di fame durante la carestia del 1932-1933. Il programma sarà sostenuto dal nuovo Gruppo di coordinamento internazionale per la prevenzione della fame (Icgph - International Coordination Group for the Prevention of Hunger), di cui fanno parte rappresentanti dei governi, delle aziende e dei partner internazionali che possono avere un impatto diretto sulla fornitura di cibo a milioni di persone in tutto il mondo. “Il lancio di questo programma rappresenta un momento storico fondamentale, non solo per l'Ucraina, ma per tutti i Paesi che devono affrontare gravi carenze alimentari a causa del conflitto in corso. Questo progetto umanitario ci permetterà di rafforzare i nostri legami con l'Africa, mentre lavoriamo insieme per aiutare le nazioni a mitigare l'impatto della crisi alimentare globale”, ha dichiarato Andriy Yermak, capo dell'Ufficio presidenziale ucraino. “Ora più che mai, chiediamo alla comunità internazionale di offrire il proprio sostegno finanziario a questa causa umanitaria e di aiutarci a preparare più navi per consentire al grano ucraino di sfamare gli affamati”, ha aggiunto Yermak. Il Gruppo per la prevenzione della fame Icgph spera di costruire un sostegno internazionale per l'industria agricola ucraina, per proteggere le aree coltivate, mantenere la produzione e rafforzare le catene di approvvigionamento. L’obiettivo è inoltre quello di trovare clienti internazionali che possano garantire l'acquisto di prodotti agricoli ucraini. Mykola Solskyi, ministro della Politica Agraria e dell'Alimentazione dell'Ucraina, ha dichiarato: “La guerra di aggressione illegale della Russia ha distrutto la vasta industria agricola ucraina ed è stata una minaccia diretta alla sicurezza alimentare globale. Secondo l'ultimo rapporto del World Food Program (WFP), in Afghanistan, Etiopia, Sud Sudan, Somalia e Yemen 970.000 persone stanno affrontando livelli catastrofici di carestia - dieci volte di più rispetto a cinque anni fa”. Solskyi ha aggiunto: "L'Ucraina, conosciuta come il granaio d'Europa, detiene una quota di mercato globale significativa in termini di volume di diversi prodotti alimentari vitali, tra cui il mais (16,2%), il grano (11,6%), l'orzo (17,6%) e l'olio di girasole (50%) - secondo l'ultimo rapporto USDA prebellico. Distruggendo le catene di approvvigionamento tradizionali, i russi hanno avvicinato almeno 70 milioni di persone nel mondo alla fame. In totale, 345 milioni di persone soffrono di carenze alimentari catastrofiche e 82 Paesi hanno bisogno di aiuti alimentari, secondo i dati delle Nazioni Unite". Il governo ucraino ha quindi invitato "i fondi internazionali, i governi stranieri, le organizzazioni caritatevoli e le imprese private a sostenere questa iniziativa e ad acquistare il grano ucraino per aiutare le nazioni affamate nei paesi in via di sviluppo, sostenendo al contempo una delle colonne portanti dell'economia ucraina: i suoi agricoltori". [VGM]
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    A Luanda a dicembre il Summit degli Stati dell'Africa,...

    ANGOLA - Sarà un'opportunità per mostrare la capacità di leadership dell’Angola nel settore delle organizzazioni internazionali il 10° Summit Ordinario dei Capi di Stato e di Governo dell'Organizzazione degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (OEACP) che si svolgerà dal 6 al 10 dicembre a Luanda. Questa la convinzione del segretario generale dell'OEACP, l'angolano Georges Chikoti in un’intervista con l’agenzia di stampa nazionale. “ Devo dire che ci congratuliamo con gli sforzi che l'Angola ha compiuto, perché sono tutti adatti alla nostra sfida di organizzare un grande Vertice, con risultati positivi, in un momento in cui l'OEACP è diventata un'organizzazione internazionale, che lotta per gli interessi dei suoi 79 Paesi”, ha sottolineato il segretario generale dell’organizzazione.  Nonostante la persistenza di alcune aree grigie nel partenariato che lega le due organizzazioni - in particolare, secondo l’intervistato, in materia di lotta al terrorismo e di riciclaggio di denaro -, Chikoti ha anche ricordato l'accordo che il gruppo dei 79 ha appena negoziato con l'Unione europea (Ue), nel quale quest’ultima si è impegnata a fornire, nei prossimi 10 anni, 500 milioni di euro, per il Pacifico, 800 milioni per i Caraibi e 29,1 miliardi per il continente africano.   Infine, il segretario dell’OEACP ritiene che l’evento di dicembre potrà “dare il dovuto sostegno ai Paesi, nelle loro relazioni con i partner internazionali, nella raccolta di fondi, nel formulare le loro opinioni, riguardo alle sfide di sviluppo che i Paesi hanno affrontato dalla creazione dell'Organizzazione”.  [CN]
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    Al via fase pilota nuovo mercato unico continentale del...

    AFRICA - Dopo progressi minimi dal suo lancio nel gennaio 2018, il mercato unico africano del trasporto aereo (SAATM) sembra aver preso una decisione questa settimana con 15 dei 35 Stati firmatari che hanno lanciato un cluster per promuovere l’avvio del programma. Soprannominata SAATM Pilot Implementation Project, la storica decisione – che riunisce alcuni dei più importanti mercati del trasporto aereo in Africa – è stata annunciata negli scorsi giorni dalla Commissione africana per l'aviazione civile (AFCAC).  L'annuncio è un importante impulso alla compagnia aerea congiunta proposta da Kenya Airways e South African Airways, che avrà accesso immediato e illimitato ai mercati chiave del continente poiché entrambi i Paesi parteciperanno alle corse di prova. È anche un risultato distintivo per l'International Air Transport Association (IATA), che ha lavorato dietro le quinte per far decollare SAATM nel 2023. Kenya, Etiopia, Rwanda, Sudafrica, Capo Verde, Costa d'Avorio, Camerun, Ghana, Marocco, Mozambico, Namibia, Nigeria, Senegal, Togo e Zambia sono i 15 Paesi che hanno deciso di lanciare voli SAATM tra i loro territori. Secondo la Commissione per l'aviazione civile africana, i mercati pilota sono stati selezionati in base alla loro disponibilità a partecipare e al possesso di fattori abilitanti chiave per cieli completamente liberalizzati nel continente. I 15 stati dovrebbero consolidare ulteriormente la loro decisione allineando i rispettivi accordi sui servizi aerei al regime SAATM quando si incontreranno nuovamente durante i negoziati sui servizi aerei dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) di quest'anno ad Abuja, in Nigeria, il prossimo 5 dicembre. Si stima che i 35 Stati membri del SAATM rappresentino oltre l'85% del traffico intra-africano e oltre 800 milioni di 1,2 miliardi di abitanti dell'Africa. L'obiettivo principale dell’iniziativa è migliorare la connettività e l'integrazione dell'Africa attraverso la liberalizzazione dei servizi di trasporto aereo di linea e non di linea e l'eliminazione di tutte le restrizioni sui diritti di traffico, sulla capacità e sulla frequenza inter-città per tutte le compagnie aeree africane. [CN]
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    Insicurezza idrica, Africa al primo posto al mondo

    AFRICA -  L’Africa subsahariana è la regione più colpita al mondo dall’insicurezza idrica, davanti a nord Africa, America Latina e Asia. Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet e che si basa su un’ampia indagine condotta nel 2020 e nel 2021 su un campione rappresentativo di 45.555 persone di età superiore ai 15 anni in 31 paesi a basso e medio reddito in quattro regioni del mondo: Africa subsahariana (21 paesi), Nord Africa (4 paesi), America Latina (3 paesi) e Asia (3 paesi). In ognuno di questi paesi, è stato chiesto ad almeno 1000 persone che vivono nelle città, nelle periferie degli agglomerati urbani e nelle campagne di presentare le loro esperienze individuali di insicurezza idrica nell’ultimo anno: l’indagine rivela che l’Africa sub-sahariana ha il più alto tasso medio di insicurezza idrica. In questa regione, il 36,1% degli intervistati ha dichiarato di aver affrontato una ricorrente mancanza d’acqua nei dodici mesi precedenti l’indagine. La prevalenza dell’insicurezza idrica è particolarmente elevata in Camerun (63,9%), Zambia (48,1%), Kenya (46,6%) ed Etiopia (45%). Mauritius e altri paesi dell’Africa occidentale, come Costa d’Avorio, Senegal e Mali, tuttavia mostrano tassi ben al di sotto della media regionale (meno del 23%). Con un tasso medio del 24,8%, il nord Africa è la seconda regione al mondo con la più alta prevalenza di insicurezza idrica. In questa regione esistono anche disparità tra paesi: 28,9% in Algeria e 27,2% in Egitto contro solo il 14% in Marocco. Il rapporto sottolinea inoltre che gli uomini sono generalmente leggermente più esposti all’insicurezza idrica rispetto alle donne nell’Africa sub-sahariana (36,9% contro 35,2%) mentre in nord Africa sono le donne a soffrire più degli uomini della mancanza di accesso all’acqua (28,1% contro 21,7%). In generale, le persone a basso reddito e quelle che vivono nelle periferie urbane o nelle campagne risentono maggiormente della mancanza d’acqua rispetto agli abitanti delle città e alle persone appartenenti alle classi sociali più alte. In quindici paesi dell’Africa sub-sahariana, le famiglie urbane ad alto reddito avevano tre volte più probabilità di avere accesso a fonti idriche sicure rispetto alle famiglie urbane a basso reddito. [ASB]