Africa

36 Africa: Transparency, i dati peggiori nel continente

(AGI) – Roma, 28 gen. – L’Africa subsahariana, con un punteggio medio di 32 e un miglioramento minimo rispetto agli anni precedenti, è la regione che fa registrare i dati peggiori nel Corruption Perception Index (Cpi) 2020, per cui Trasparency International sottolinea l’esigenza di azioni forti in lotta alla corruzione. Sono le Seychelles, con un punteggio di 66, ad avere ottenuto il miglior risultato della regione, seguite da Botswana (60) e Capo Verde (58). In fondo all’indice ci sono il Sudan (16), la Somalia (12) e il Sud Sudan (12), fanalino di coda anche della classifica globale. Con un punteggio di 36 e un guadagno di 9 posizioni in classifica è la Costa d’Avorio a mostrare i miglioramenti più significativi ma la crisi politica in corso rischia di annullare i progressi fatti. Con un punteggio complessivo di 19 la Repubblica del Congo è il Paese che registra il calo maggiore, 7 punti dal 2012: la corruzione endemica e la sostanziale impunità di cui gode l’elite politica rendono molto debole anche il processo di attuazione delle normative anticorruzione recentemente approvate. Nell’intera regione, sottolinea Trasparency International, la pandemia di Covid-19 ha evidenziato tutte le debolezze strutturali nei sistemi sanitari nazionali, l’alto rischio di corruzione negli appalti pubblici e l’appropriazione indebita dei fondi destinati all’emergenza. Lo shock economico dovuto all’emergenza sanitaria ha provocato proteste in Sud Sudan, Angola e Zimbabwe, dove si è registrato il maggior aumento del costo della vita, la corruzione e il diffuso uso improprio dei fondi emergenziali. In generale la corruzione, nell’intera area subsahariana, continua ad ostacolare l’accesso ai servizi di base e fino a quando la scarsa trasparenza e la corruzione non saranno affrontate concretamente molti Paesi dell’Africa subsahariana rischiano di non raggiungere i propri obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) entro il 2030: l’aumento della povertà estrema è uno degli elementi più stigmatizzati da Trasparency International nel suo rapporto. “Piuttosto che aggiungere altri impegni” sottolinea il rapporto Cpi “i governi dell’Africa subsahariana devono intraprendere azioni decisive applicando gli impegni esistenti, come quello per l’Agenda 2063” dell’Unione Africana per la crescita inclusiva e lo sviluppo. Impegni che “possono essere realizzati con successo solo se il continente sarà radicato al buon governo, ai valori democratici, all’uguaglianza di genere, al rispetto dei diritti umani, della giustizia e dello Stato di diritto”. Malawi (30) e Zambia (33) sono i Paesi da tenere maggiormente d’occhio, secondo il CPI di Trasparency International: in entrambi i Paesi la corruzione impedisce l’accesso delle persone ai servizi pubblici essenziali, tra cui quelli sanitari, in scenari nei quali il pagamento di tangenti per ricevere assistenza o istruzioni è una realtà quotidiana. In Malawi il nuovo governo, eletto nel giugno 2020, ha promesso una stretta in materia di corruzione mentre in Zambia le prossime elezioni generali determineranno in ultima analisi se la lotta alla corruzione sarà o meno una priorità nei prossimi anni. (AGI)
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    AFRICA - Il colosso statunitense di internet Google ha fatto il proprio ingresso tra i membri dell'iniziativa Smart Africa, un'alleanza che riunisce 32 Paesi del continente e diversi soggetti del settore privato, il cui obiettivo è accelerare lo sviluppo socioeconomico sostenibile in Africa attraverso la trasformazione digitale.

    A renderlo noto è stato il segretariato di Smart Africa, che ha la propria sede a Kigali in Rwanda, ricordando che l'alleanza si propone di definire la strategia digitale dell'Africa per garantire la trasformazione socio-economica del continente: un progetto definito in linea con la visione di Google.

    Oltre a contribuire allo sviluppo delle competenze, Google utilizzerà la sua vasta esperienza, competenze e reti per contribuire allo sviluppo in Africa della connettività a banda larga, della governance dei dati e delle startup operanti nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e degli ecosistemi dell'innovazione digitale.

    Google si unisce ad altre aziende tecnologiche internazionali e africane come membri di Smart Africa, tra cui Hewlett Packard Enterprise, Microsoft, Facebook, Inmarsat, Liquid Telecom, Orange, Intel, Ericsson, Huawei e Tata Communications & Transformation Services. [MV]

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    AFRICA - L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dato formalmente il via all’iniziativa Prosper Africa Build Together, avanzando la richiesta di 80 milioni di dollari al Congresso per costruire le strutture di base per dare vita al programma che, avviato durante l’era Trump, ha l’ambizione di finanziare massicciamente commercio e sviluppo infrastrutturale in Africa, in aperta concorrenza con il progetto della nuova Via della Seta cinese. A riferire dell’avvio formale delle operazioni del programma Prosper Africa è l’emittente Voice of America (Voa), precisando che Dana Banks, direttore ufficio Africa presso il Consiglio di sicurezza nazionale statunitense, ha dichiarato mercoledì in un briefing online che gli Stati Uniti sono pronti a tornare fare affari con il continente. “La campagna è uno sforzo mirato per elevare ed energizzare l’impegno degli Stati Uniti nel commercio e negli investimenti con i paesi del continente africano sotto l’amministrazione Biden e Harris”, ha affermato Banks. “E il nostro obiettivo è aumentare sostanzialmente il commercio e gli investimenti bidirezionali tra gli Stati Uniti e l’Africa collegando le imprese e gli investitori statunitensi e africani con opportunità di affari tangibili”. [ES]
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    AFRICA - La Millennium Challenge Corporation (Mcc) degli Stati Uniti ha annunciato la firma di oltre 1 miliardo di dollari di nuovi programmi di sviluppo economico in Africa entro la fine del 2022. Lo riferisce la stessa Mcc in una nota nella quale si ribadisce l’impegno del gruppo a “supportare le enormi esigenze infrastrutturali dei paesi attraverso finanziamenti e riforme”. La Millennium Challenge Corporation è un’agenzia di sviluppo internazionale del governo degli Stati Uniti, che lavora per ridurre la povertà globale attraverso la crescita economica. Creato nel 2004, Mcc fornisce sovvenzioni e assistenza a tempo limitato ai paesi che soddisfano standard rigorosi per il buon governo, la lotta alla corruzione e il rispetto dei diritti democratici. Mcc ha attualmente un totale di 4,5 miliardi di dollari di investimenti previsti per l’Africa; 3,1 miliardi di dollari in programmi attivi e 1,4 miliardi di dollari in programmi futuri e già pianificati. Tra i programmi approvati e che partiranno entro la fine del 2022, la Mcc evidenzia in particolare: un accordo con il Lesotho incentrato sul rafforzamento dei sistemi sanitari; un accordo con il Malawi incentrato sullo sviluppo di corridoi di crescita accelerata e sul miglioramento della produttività agricola; un accordo con la Tunisia per rafforzare i settori dei trasporti, del commercio e dell’acqua nel paese nordafricano. [ES]
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    “Le banche pubbliche di sviluppo fanno già investimenti significativi nel settore alimentare e nell’agricoltura. Se convogliamo e riorientiamo quegli investimenti per promuovere la transizione verso sistemi alimentari più equi e sostenibili, potremmo fare davvero la differenza”, ha dichiarato il presidente dell’Ifad, Gilbert F. Houngbo, secondo il quale “c’è bisogno che le banche pubbliche di sviluppo prendano parte a un’azione decisa, condivisa e risolutiva su scala globale, se vogliamo che i sistemi alimentari funzionino a beneficio di tutti, in particolare delle persone più povere che vivono nelle aree rurali e coltivano buona parte degli alimenti che consumiamo”.