Mozambico

Cabo Delgado: insorti in controllo di Palma, interrogativi su gestione sicurezza

MOZAMBICO - Ancora fino a poche ore fa il gruppo armato, che si è reso protagonista di un attacco a sorpresa nella città di Palma, nel nord della provincia di Cabo Delgado, appariva ancora in controllo della situazione. Secondo varie fonti locali, nella città ormai deserta si conterebbero almeno 50 morti e conflitti a fuoco sarebbero tuttora in corso.

Sulle modalità dell’attacco appare chiaro che nei giorni immediatamente precedenti, uomini armati abbiano fatto gradualmente ingresso nella città, in piccoli gruppi o da soli, a volte camuffati da militari o poliziotti, trovando rifugio in abitazioni messe a disposizione da fiancheggiatori. Alcuni gruppi sono arrivati invece direttamente mercoledì, giorno dei primi attacchi. La modalità è stata la stessa vista a Mocimboa da Praia.

I primi obiettivi sono stati gli edifici governativi, una stazione di polizia e una caserma; nel mirino anche due banche. Secondo alcune ricostruzioni, nei primi giorni gli aggressori sono andati di casa in casa colpendo persone selezionate. Solo successivamente gli attacchi sarebbero diventati indiscriminati, con l’obiettivo di scatenare il terrore. Ad aumentare gli effetti degli attacchi, l’incapacità di organizzare aiuti e risposte organizzate: i primi soccorsi sono stati forniti da gente del posto in maniera spontanea; solo dopo c’è stato il coinvolgimento degli uomini della compagnia privata di sicurezza sudafricana Dag che con i suoi elicotteri ha portato in salvo alcune centinaia di persone. Ancora dopo sono intervenuti esercito, polizia e la sicurezza della Total. La compagnia energetica francese, che da poco aveva annunciato il riavvio delle sue operazioni nel sito di Afungi, è stata costretta a fare un passo indietro e ha ridotto al minimo le sue attività. Secondo la stessa Dag, gli insorti hanno usato armi di cui erano entrati in possesso nei mesi scorsi in seguito ad attacchi contro depositi di esercito e polizia; per la prima volta gli insorti hanno fatto uso di mortai, armi non in dotazione dell’esercito, secondo alcune versioni fatte entrare attraverso la Tanzania.

Diversi osservatori fanno notare come l’attacco a Palma è avvenuto dopo lunghi mesi di assedio e al termine della stagione delle piogge, proprio come a Mocimboa da Praia: benché l’attacco fosse dunque prevedibile, non sembra però fossero stati approntati piani di risposta adeguati. La significativa forza militare presente all’interno del sito di Total è rimasta lì a protezione dei lavoratori ma non ha agito per respingere l’attacco. La Total da parte sua ha agito con prontezza, noleggiando un traghetto e trasferendo tra sabato e domenica 1200 lavoratori a Pemba; i piani di Total non prevedevano però la copertura di staff a contratto esterno alla società. Una situazione che ha creato un certo rancore, secondo alcune fonti locali, tra imprese e lavoratori esterni a Total ma che lavorano con la compagnia e che ora accusano la Total di responsabilità. [MS] © Tutti i diritti riservati

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