Guinea Bissau

Export anacardi, prezzi in calo

GUINEA BISSAU – Comincia oggi la campagna marketing dell’anacardio, unica produzione agricola esportata dalla Guinea Bissau e da cui dipende il 10% del prodotto interno lordo del Paese.

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Ultimi articoli della sezione Africa Occidentale

  • Nigeria Free

    Commercio, petrolio e automotive nella visita del...

    NIGERIA - È stata una visita di tre giorni quella del viceministro francese responsabile del Commercio estero, Franck Riester, in Nigeria, il primo partner africano di Parigi nella regione subsahariana, principalmente per le importazioni di petrolio. "Eravamo a una velocità di crociera compresa tra i quattro miliardi e i cinque miliardi di dollari di scambi commerciali. Siamo scesi a 2,3 miliardi di dollari nel 2020. Ma sono molto ottimista per il 2021 e il 2022. In ogni caso, ci stiamo mobilitando perché questo accada. Ed è anche per questo che sono qui", ha dichiarato Riester, la cui visita precede il vertice del 18 maggio sul finanziamento delle economie africane nonché il Summit Africa-Francia di Montpellier, previsto a luglio.  Dopo i suoi colloqui ad Abuja con il vicepresidente nigeriano Yemi Osinbajo e il Forum dei governatori, durante i quali il viceministro francese ha evidenziato la necessità di un partenariato bilaterale duraturo e reciproco in tutti i settori dell'economia, Riester è partito mercoledì alla volta di Lagos, dove ha incontrato diversi grandi capi d’azienda, tra cui il magnate Aliko Dangote. “Abbiamo un accordo per rilanciare Peugeot in Nigeria. E speriamo di iniziare la produzione di auto a Kaduna [nella Nigeria centro-settentrionale, Ndlr] almeno a giugno o luglio ”, ha confidato l'uomo più ricco dell'Africa. A settembre, Franck Riester aveva accompagnato la firma di una partnership tra il gruppo francese Axens e la nigeriana Bua per la realizzazione di una raffineria nello Stato sud-orientale di Akwa Ibom, che potrebbe essere operativa entro tre o quattro anni.  [CN]
  • Senegal Free

    Progetto per valorizzare diaspora senegalese in Italia

    SENEGAL - Prende il via oggi il bando “Investo in Senegal” finalizzato a selezionare – e a sostenere – almeno 50 progetti imprenditoriali da avviare nelle regioni senegalesi di Dakar, Diourbel, Kaolack, Louga, Saint Louis, Thiès. Le idee ritenute più meritevoli riceveranno fino a 30 mila euro di sovvenzioni. L’iniziativa, coordinata da Amref Health Africa Onlus-Italia, è finanziata da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) e Unione Europea. C’è tempo fino 31 maggio per candidarsi. Il bando – parte del progetto Pasped – mira alla valorizzazione della diaspora senegalese che vive in Italia ed in generale in Europa. Attraverso il sito investoinsenegal.org è possibile informarsi sul bando e presentare le candidature fino al 31 maggio. Il progetto Pasped, si legge in una nota di Amref – nasce dal dialogo e confronto con la diaspora senegalese in Italia per promuovere le idee imprenditoriali dei migranti da sviluppare nel Paese d’origine e rafforzare lo scambio e l’interconnessione tra Italia e Senegal, al fine di sostenere il settore privato locale e la creazione di impiego: “I volumi di risparmio e la vivacità imprenditoriale della diaspora sono elementi chiave che necessitano di essere valorizzati attraverso un percorso di informazione, formazione e sostegno alla strutturazione di business plan solidi”. “Da organizzazione africana, che opera anche in Italia, è doveroso per noi mettersi in ascolto di chi ha intrapreso un percorso migratorio, di chi oggi contribuisce a rendere questo Paese più ricco” commenta Guglielmo Micucci, Direttore di Amref Health Africa-Italia. Pasped, continua Micucci, “è un’ulteriore opportunità per noi di rafforzare un legame con la diaspora, ma soprattutto una grande possibilità per chi ha nel cassetto un progetto d’impresa. Un sogno di sviluppo, di opportunità di impiego, in un momento così difficile. Continuiamo a credere che sono e saranno sempre gli africani a dare le migliori risposte al futuro dell’Africa”. Il progetto è finanziato è finanziato da Aics e Unione Europea ed è coordinato da Amref Health Africa Onlus-Italia con la collaborazione di Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), Fondazione Ecipa, Associazione Le Réseau, Lvia, Associazione Oeds (Organizzazione degli emigrati per lo sviluppo del Senegal), Associazione Moded (Mouvement des etudiants de la diaspora), Centro studi e ricerche Idos, Rete Ndaari e Fondazione punto.sud. Strategici per le attività del progetto e la diffusione capillare delle informazioni saranno i Consolati senegalesi di Milano e Napoli. [MS]
  • Togo Free

    Energia, Gnassingbé in visita in Francia firma accordi

    TOGO - Nell’ambito della sua recente visita di Stato in Francia, il presidente togolese Faure Gnassingbé ha firmato due accordi con investitori francesi nel settore energetico. L’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) finanzierà l’elettrificazione di 53 località mentre Sunna Design migliorerà l’illuminazione pubblica tramite lampioni solari. Il presidente togolese dallo scorso fine settimana si trova in visita in Francia. Secondo la stampa togolese, nel corso della sua “missione” ha firmato due accordi nel settore energetico per un importo totale di 115 milioni di euro. Il primo accordo firmato con l’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) riguarda un prestito di 75 milioni di euro destinato alla realizzazione del Programma di estensione della rete elettrica nei centri urbani del Togo (Perecut). Il programma mira a elettrificare 53 località del Paese. Nell’ambito di Perecut, il governo togolese prevede di riabilitare ed estendere la rete elettrica nazionale in cinque regioni attraverso l’installazione di 48 chilometri di rete a media tensione. Il programma prevede anche l’installazione di 226 nuovi trasformatori elettrici. Il ministero dell’Energia togolese stima che Perecut richiederà un investimento di 70 milioni di euro. Il programma consentirà l’elettrificazione di 108.000 famiglie, ovvero circa 540.000 persone che vivono nelle aree urbane. Oltre ad Afd, Perecut è supportato anche dall’Unione Europea e dal Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), la banca di sviluppo tedesca. [GT]
  • Senegal Free

    Lotta migrazione illegale, investimenti senza successo

    SENEGAL - Migrazione irregolare: oltre 200 miliardi di franchi cfa, pari a 305 milioni di euro, sono stati investiti in Senegal tra il 2005 e il 2019, allo scopo di scoraggiare le partenze e incentivare i rientri volontari, ma secondo un rapporto della fondazione tedesca Heinrich Boll gli obiettivi sono stati mancati. Il rapporto, intitolato Progetti e programmi di migrazione in Senegal: una valanga di finanziamenti per risultati contrastanti, è stato pubblicato l’anno scorso, ma è tornato in auge in questi giorni, rilanciato anche dalla stampa locale, dopo che il presidente senegalese Macky Sall, a margine della visita del premier spagolo Pedro Sanchez a Dakar, ha dichiarato che nessuna linea di credito, in materia di contrasto della migrazione irregolare, è stata data dell’Unione Europea al Senegal. L’affermazione di Macky Sall contrasta con il rapporto e con quanto riportato da vari osservatori, in particolare, dal presidente dell’ong Horizon sans Frontières, Boubacar Sèye, che è stato incriminato per avere domandato pubblicamente dove come fossero stati spesi 118 milioni di euro che l’Unione Europea aveva destinato a Dakar per contrastare la migrazione irregolare. Il rapporto suddivide l’attuazione di progetti e programmi per scoraggiare le migrazioni inrregolari in tre periodi. E rileva che, tra il 2005 e il 2012, 30 miliardi di franchi cfa, pari a circa 45 milioni di euro, sono stati investiti in progetti legati alla migrazione. Nel periodo considerato, sotto la presidenza di Abdoulaye Wade e in collaborazione con partner europei, sono stati avviati numerosi progetti di assistenza al rimpatrio e per la creazione di nuove opportunità di lavoro. In particolare, il Piano Reva (Ritorno all’agricoltura) per il quele i partner finanziari del Senegal hanno erogato 30 milioni di euro. Reva nel 2008 sarà incluso in un programma più ampio chiamato Great Agricultural Offensive for food and depth (Goana) che ha ricevuto un’iniezione di nuovi finanziamenti. Nello stesso periodo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha realizzato molti progetti principalmente sui pericoli dell’emigrazione irregolare e sulla creazione di opportunità socio-economiche in Senegal. Nel 2012 Macky Sall diventa presidente e affronta la questione incrementando le risorse del Fondo di sostegno agli investimenti per i senegalesi all’estero (Faise). La struttura passa da un budget di 300 milioni di franchi cfa (450mila euro) a uno dieci volte più alto. A questo si aggiungerà un fondo dedicato alle donne della Diaspora per la cifra di 1 miliardo di franchi cfa (1 milione 500mila euro. I settori interessati sono l’agricoltura, la pesca, la lavorazione dei prodotti, l’artigianato. Durante questo periodo, prosegue il rapporto, le azioni di reinserimento dei migranti vengono intensificate con lo sviluppo di programmi di assistenza al rimpatrio volontario finanziati dall’Unione Europea. Dal 2012 al 2015 sono stati mobilitati oltre 50 miliardi, pari a circa 75 milioni di euro per progetti legati alla migrazione, con un aumento del 66% rispetto al periodo precedente. Dal 2015 al 2019 sono stati erogati 120 miliardi di franchi cfa (circa 180 milioni di euro) per l’attuazione di progetti e programmi orientati alla deterrenza della migrazione irregolare, rivela lo studio. Si rileva così un aumento esponenziale dei fondi dell’Unione Europea attraverso il Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e la lotta alle cause profonde della migrazione e del fenomeno degli sfollati in Africa (Ffue) finalizzato a sostenere l’attuazione della Dichiarazione politica congiunta di La Valletta. Attraverso il suddetto fondo, il Senegal ha ricevuto 170,8 milioni di euro (circa 112 miliardi di franchi cfa) per dieci progetti. Tra questi, anche uno che parla italiano: la Piattaforma per il Sostegno al Settore Privato e allo Sviluppo della Diaspora Senegalese in Italia (Plaseri). Il progetto mira a ridurre la migrazione e promuovere il ritorno dei migranti, in particolare dall’Italia, attraverso la creazione di posti di lavoro in regioni caratterizzate da un alto tasso di emigrazione. Con un budget di 14,3 milioni di euro, la piattaforma è stata gestita dalla cooperazione italiana. Questo aumento esponenziale dei finanziamenti non ha però messo fine al fenomeno, che al contrario sta subendo un’impennata. Tra le ragioni che spiegano questo fallimento c’è la “mancanza di opportunità economiche che continua a spingere i giovani senegalesi alla migrazione irregolare”. Questi risultati sono spiegati però, secondo lo studio della Fondazione Boll, anche dalla dispersione delle responsabilità istituzionali nella governance della migrazione. Esistono diverse strutture in Senegal il cui mandato è di affrontare la questione della migrazione. Secondo gli esperti, questa frammentazione istituzionale contribuisce a rendere la migrazione un campo frammentato favorevole alla moltiplicazione di iniziative senza un quadro di consultazione in grado di federare le azioni e contrastare la sovrapposizione e la duplicazione di programmi e progetti. “Impedisce l’emergere di una linea politica chiara e coerente nella governance delle questioni e delle sfide poste dalla migrazione”. A questa dispersione si è aggiunta la pluralità dei partner tecnici e finanziari del Senegal sulle questioni migratorie. Partner che hanno determinato le loro scelte in materia di politiche e programmi di migrazione in Senegal. “Non sorprende quindi che i progetti e i programmi attuati dal Senegal nel periodo 2005-2019 si concentrino quasi esclusivamente sulla regolarizzazione dell’emigrazione irregolare scoraggiando le partenze e promuovendo i rimpatri, che sono i principali pilastri della politica migratoria europea”, osserva il rapporto. Mentre vengono trascurati i fattori socio-economici locali che, in molti casi appaiono anche di difficile comprensione per l’osservatore occidentale.
  • Niger Free

    Ong francese indagata per legami con terroristi e...

    NIGER - Il governatore della regione sudorientale di Diffa, Issa Lemine, ha ordinato la sospensione delle attività dell’organizzazione non governativa francese Acted. In una lettera datata 12 aprile indirizzata al coordinatore locale dell’ong, Lemine esprime il sospetto che l’organizzazione svolga attività in contraddizione con il suo statuto e con il partenariato che la lega allo Stato del Niger. Acted è accusata dal responsabile regionale di collegamenti dubbi e sovversivi a vantaggio di un’organizzazione terroristica, ma anche di un alto livello di affarismo nelle attività in Niger. Il governo annuncia un’indagine sul piano locale, da trasmettere poi a Niamey, e chiede, a tal fine, l’interruzione di tutte le attività dell’ong per un periodo di dieci giorni. Fondata nel 1993 a Parigi, Acted è una delle più grandi ong francesi. È presente in Niger dal 2010 ed è molto attiva nelle principali zone di conflitto, in particolare nella regione di Tillaberi, nel nord-ovest del Paese nella zona dei tre confini, e a Diffa nell’estremo sud-est vicino al Lago Ciad, dove sono attivi il gruppo radicale nigeriano Boko Haram e le sue diverse fazioni. Lo scorso agosto, sette membri di Acted, tra cui cui sei francesi e il loro autista nigerino, nonché una guida turistica nigerina, sono stati uccisi da uomini armati nella riserva naturale di Kouré, 60 km a sud-est di Niamey, durante una visita al parco delle giraffe. L’azione era stata rivendicata dall’Isis. [CC]
  • Benin Free

    Presidenziali, Talon rieletto al primo turno

    BENIN - Il ticket Patrice Talon – Mariam Chabi Talata ha vinto l’elezione presidenziale  al primo turno con l’86,36% dei voti espressi l’11 aprile scorso in Benin. Lo ha annunciato ieri sera Emmanuel Tiando, presidente della Commissione elettorale nazionale autonoma (Cena), comunicando i risultati provvisori. È quindi un cosiddetto “coup K.O.”, una mossa da K.O. per il presidente in carica dal 2016, che ottiene un secondo mandato consecutivo. “Grazie a voi. Lo sviluppo, ci siamo”, twitta il presidente, riprendendo uno dei suoi slogan di campagna elettorale. Da re degli affari a presidente della Repubblica del Benin, Patrice Talon è entrato in carica il 6 aprile di cinque anni fa. Le altre due coppie di candidati, Soumanou-Hounkpè e Kohoué-Agossa, hanno ottenuto rispettivamente l’11, 29% e il 2, 35% dei voti. Il tasso di partecipazione nazionale, secondo i dati della Cena, è stato del 50,17%. L’elezione si è svolta in un clima piuttosto teso, in cui l’opposizione denuncia di essere stata volutamente tagliata fuori dal codice elettorale o da provvedimenti giudiziari, e in cui circolano accuse di brogli elettorali. A questo proposito, ieri hanno reagito sia Severin Quenum, ministro della Giustizia, sia Alain Orounla, ministro delle Comunicazioni e portavoce del governo, sia il direttore della comunicazione della presidenza della Repubblica, Wilfried Leandre Houngbedji. Da lunedì circolano in rete immagini che ipotizzano frodi nel ballottaggio presidenziale e mostrano individui, apparentemente personale elettorale, che timbrano schede elettorali, appongono impronte digitali al posto degli elettori e riempiono le urne elettorali. Per il ministro Quenum, tali gesti sono sufficientemente gravi da violare le disposizioni del codice elettorale. Tuttavia, non esclude si tratti di una simulazione perché, dice, “abbiamo la sensazione che sia fatta apposta”. Le stesse riserve sono state espresse dagli altri esponenti della maggioranza, sorpresi dal fatto che persone nell’atto di frodare lo facciano senza preoccuparsi di essere filmati, sapendo che sono video che possono correre in rete. Severin Quenum ha in ogni caso annunciato di aver dato incarico al pubblico ministero di aprire immediatamente le indagini per scoprire le circostanze in cui si sono verificati questi fatti. I risultati provvisori possono ora essere impugnati dinanzi alla Corte costituzionale. Tra il 2011 e il 2015, la crescita media del Benin è stata del 4,5%, mentre nei primi quattro anni del governo Talon (2016-2019) è salita al 5,5%. Nel 2020, nonostante la pandemia covid-19 e le conseguenze della chiusura dei confini nigeriani, il Paese è stato uno dei pochi al mondo a mantenere una crescita economica positiva, stimata al 2,3% dalla Banca africana per lo sviluppo. Il Paese è uscito dalla lista dei 25 Stati meno avanzati ed è entrato in quella dei Paesi a reddito intermedio. Il reddito pro-capite è passato da 870 dollari a 1250 dollari sotto il primo mandato di Talon. Nella classifica dell’indice di sviluppo umano, e anche se la sua performance rimane al di sotto della media continentale, il Benin è il primo nella zona di Uemoa e il quarto in Africa occidentale. L’altra faccia della medaglia è la svolta autoritaria sulla scena politica attribuita a Talon. Con l’intento dichiarato di mettere ordine in un sistema politico poco disciplinato e dispersivo, il presidente ha promosso modifiche al codice elettorale che hanno mandato su tutte le furie l’opposizione. Con il risultato che i veri detrattori della maggioranza non siedono in Parlamento e non sono riusciti a ottenere gli endorsement imposti dalle nuove regole per candidarsi alle presidenziali. Altra accusa, dai detrattori di Talon, è quella di aver favorito il suo giro d’affari nella crescita economica della nazione. [CC]