Africa

Guida Fao-Ua per prodotti agricoli con area di libero scambio

AFRICA - L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e il Dipartimento per l’agricoltura, lo sviluppo rurale, l’economia blu e lo sviluppo sostenibile della Commissione dell’Unione africana hanno lanciato una guida per promuovere il commercio intra-africano di prodotti agricoli nell’ambito del nuovo accordo dell’Africa continentale di libero scambio (AfCFTA).

La guida, dal titolo “Framework for Boosting Intra-African Trade in Agricultural Commodities and Services”, è un modello per l’espansione del commercio agricolo tra i Paesi africani e mira a sbloccare il potenziale del settore agricolo per contribuire alla crescita sostenibile e inclusiva per l’Africa.

L’aumento del commercio rappresenta un cambiamento di paradigma lontano dal normale business ed è una parte importante del lavoro di collaborazione per aumentare la sicurezza alimentare e la nutrizione per tutti gli africani. L’AfCFTA è entrata in vigore il 1° gennaio 2021 ed è la più grande area di libero scambio al mondo in termini di numero di Paesi coperti. Rappresenta un mercato di 1,2 miliardi di consumatori. Per approfondire cliccare qui. [ES]

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    Arbitrato come strumento di sviluppo nord-sud

    AFRICA - L’impatto dell’arbitrato istituzionale nello sviluppo dell’Africa: è stato questo il tema di una conferenza organizzata in Rwanda, in occasione del decimo anniversario del Kigali International Arbitration Centre (Kiak). “L’arbitrato è di fatto uno strumento che agevola il commercio internazionale poiché garantisce certezza del diritto e della sua applicazione in contesti complessi; un vero e proprio acceleratore di internazionalizzazione riconosciuto a livello mondiale, oramai ampiamente accettato anche nei mercati emergenti che ne comprendono i benefici e ne incentivano l’applicazione” dice a InfoAfrica Eugenio Bettella, founding partner di Bergs&More, studio di consulenza legale internazionale con sedi in Europa, Africa e Medio oriente. Speaker di uno dei panel della conferenza, Bettella sottolinea che i centri di arbitrato sono “un’autostrada” in grado di connettere più facilmente imprese e Paesi, “di favorire l’incontro tra paesi maturo ed economie emergenti del mondo e di creare un clima ideale per gli affari e di conseguenza per lo sviluppo economico e il progresso sociale”. Dalla sua fondazione nel 2012, il Kiac ha gestito 208 casi, il 40% dei quali internazionali con più di venti Paesi coinvolti. “E se l’esperienza del Rwanda è sicuramente un successo, non è l’unico caso positivo del continente africano” dice ancora Bettella. “Centri di arbitrato ormai affermati si trovano anche in altri Paesi del continente come in Sudafrica, in Marocco, in Kenya solo per fare qualche esempio” e il tempo è maturo “per ulteriori passi avanti verso una completa maturazione del continente”. [MS]
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    Nestlé vara programma a sostegno dei coltivatori caff...

    AFRICA - La multinazionale svizzera Nestlé ha lanciato il suo Piano 2030 per stimolare l’agricoltura rigenerativa in Africa, ridurre le emissioni di gas serra e migliorare i mezzi di sussistenza degli agricoltori.

    Attraverso il Nescafé Plan 2030, il marchio intende lavorare a stretto contatto con i coltivatori africani di caffè per supportarli nella loro transizione verso l’agricoltura rigenerativa.

    Il marchio investirà in questo programma oltre un miliardo di franchi svizzeri entro il 2030. Questo investimento si basa sul programma esistente, ampliando al contempo il suo lavoro sullo sviluppo sostenibile.

    Il finanziamento dell’agricoltura rigenerativa da parte di questa multinazionale beneficia dell’impegno del gruppo ad accelerare la transizione verso un sistema alimentare rigenerativo e dell’ambizione di raggiungere zero emissioni nette di gas serra. “Il cambiamento climatico sta mettendo sotto pressione le regioni di coltivazione del caffè – ha affermato David Rennie -. Con dieci anni di esperienza in questo contesto, stiamo accelerando i nostri sforzi per combattere il cambiamento climatico e affrontare le sfide sociali ed economiche nelle catene del valore”. [GT]

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    Progressi nell’e-government

    AFRICA - Sono 16 i Paesi africani che hanno fatto registrare progressi significativi nella diffusione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic/Ict) nella pubblica amministrazione. Lo rivela il Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite in un rapporto intitolato “E-Government Survey 2022, The Future of Digital Government”. Nella classifica 2022 notiamo un cambio ai vertici: il Sudafrica arriva in prima posizione al posto di Mauritius, che passa secondo, seguito dalle Seychelles. Tra i sedici paesi campioni del 2022, troviamo sei nazioni dell’Africa meridionale, i quattro paesi del Nord Africa, tre Paesi dell’Africa occidentale, due Paesi dell’Africa orientale e un Paese dell’Africa centrale, riferisce l’agenzia Ecofin che ha analizzato il documento. I Paesi designati come campioni africani dell’e-government sono quelli con un indice di sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazioni, del capitale umano e servizi online al di sopra della media continentale che è di 0,4054 punti su 1,0000 e vicina alla media mondiale che è di 0,6102. Il 2020 sembra essere stato un anno cruciale con il Covid-19 che ha ulteriormente stimolato la trasformazione digitale di diversi governi. Nel 2016, solo cinque Paesi avevano un alto livello di preparazione. Ventisei Paesi erano ancora tra le nazioni meno avanzate al mondo nell’e-government. Il rapporto annovera trentatré Paesi con un livello medio di e-government. Solo sei Paesi mostrano ancora scarsi risultati: Repubblica Centrafricana, Ciad, Sud Sudan, Eritrea, Niger e Somalia. I principali servizi digitali che la maggior parte dei Paesi africani – e non solo – hanno adottato ruotano attorno allo stato civile, alle imprese, alle operazioni fiscali. Le Nazioni Unite riferiscono che in Africa il 61% dei paesi offre in media 12 servizi online. Per la prima volta, cinque Paesi (Nigeria, Ruanda, Angola, Egitto e Sud Africa) offrono 20-21 servizi pubblici online. Sono alla pari con 25 Paesi in Europa, 22 in Asia, 9 in America e 2 in Oceania. Nonostante i numerosi progressi compiuti dai paesi africani nell’e-government negli ultimi due decenni, le Nazioni Unite si rammaricano di non aver posto più enfasi sull’inclusione. “Poiché i governi continuano a passare dalle modalità tradizionali a quelle digitali di fornitura dei servizi pubblici, è probabile che i servizi elettronici che non sono progettati per facilitare l’inclusione siano sottoutilizzati dai gruppi vulnerabili. Anche prima della pandemia di Covid-19, le crescenti disuguaglianze socioeconomiche erano esacerbate dai divari digitali; la digitalizzazione accelerata del settore pubblico avvenuta in risposta alla recente crisi sanitaria globale ha semplicemente amplificato questa tendenza”, lamentano le Nazioni Unite. [CC]
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    Jezz Bezos al lavoro per contrastare la deforestazione

    AFRICA - Il fondo per il sostegno all'ambiente creato dal fondatore della piattaforma di e-commerce Amazon, Jeff Bezos, sta lavorando per costruire una coalizione internazionale con Paesi africani ed europei per contribuire a invertire la deforestazione su 100 milioni di acri di terra in Africa entro il 2030.

    Ad annunciarlo è stato l'amministratore delegato del fondo denominato Bezos Earth Fund, Andrew Steer, sottolineando come l'iniziativa vuole essere presentata ufficialmente in occasione della Conferenza delle parti sul clima prevista il mese prossimo a Sharm el-Sheikh in Egitto.

    Secondo quel che ha dichiarato Steer, l'iniziativa Afr100 sarà guidata da alcuni paesi dell'Unione Africana e avrà come obiettivo la riduzione del carbonio nell'atmosfera e "migliori redditi per gli agricoltori, migliore sicurezza alimentare, suoli più resilienti".

    Dotata di un portafoglio di 10 miliardi di dollari, l'organizzazione filantropica di Bezos ha impegnato finora il 30% delle proprie disponibilità per la conservazione della natura, il ripristino e la trasformazione dei sistemi alimentari, mentre le sovvenzioni effettive che ha emesso ammontano a poco più di 1,5 miliardi. [MV]

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    Startup africane sulla cresta dell’onda

    AFRICA - Le start-up africane hanno raccolto la cifra record di 3,5 miliardi di dollari di investimenti in capitale di rischio nella prima metà dell’anno in corso, in controtendenza al calo globale di questo tipo di accordi legati alle turbolenze economiche mondiali. Lo mostrano i dati diffusi questa mattina dall’African private equity and venture capital association (Avca), gruppo industriale che promuove gli investimenti privati ​​nel continente. Il finanziamento, raccolto da 300 diverse società, rappresenta una crescita del 133% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: “Questa crescita impressionante nel finanziamento delle start-up, che va contro le tendenze globali di quest’anno, dimostra la profondità delle opportunità e il potenziale che il continente ha da offrire”, ha detto l’Avca. Il settore finanziario ha continuato a dominare lo spazio delle startup africane nella prima metà del 2022, rappresentando il 44% del valore totale dell’operazione. La piattaforma di pagamento Mfs Africa, la società solare M-Kopa e la società di e-commerce Wasoko sono quelle che hanno ottenuto i finanziamenti più consistenti, assicurandosi un totale finanziato compreso tra 75 e 125 milioni di dollari. Il successo di aziende come la nigeriana Paystack, acquisita nel 2020 dalla società di pagamenti statunitense Stripe, o il collega unicorno fintech Flutterwave, ha alimentato l’interesse internazionale per le imprese emergenti del continente. Le start-up si sono riprese dal calo indotto dalla pandemia nel 2020 con un aumento di quasi cinque volte degli investimenti in capitale di rischio nel 2021, sebbene l’Africa attiri ancora una frazione minima dei livelli di finanziamento destinati ai mercati più sviluppati. A livello globale, dopo aver raggiunto livelli record lo scorso anno, il finanziamento del capitale di rischio si è contratto nel secondo trimestre di quest’anno, con America Latina, Europa e nord America tra le realtà più colpite dall’esodo di investitori. Al contrario, i finanziamenti di capitale di rischio in Africa sono aumentati durante il secondo trimestre: il tasso di crescita è stato ridotto di oltre la metà, al 78%, da un aumento del primo trimestre del 171%. [ASB]
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    Pre-Cop27 a Kinshasa, tra dilemmi e avvertimenti

    AFRICA - Le difficoltà di accedere ai fondi per il clima, il rischio di vedere scomparire quasi la metà delle foreste del mondo entro la fine di questo secolo, il dilemma della sopravvivenza delle popolazioni africane mentre si lotta per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici: sono stati alcuni dei temi affrontati durante la conferenza preparatoria alla Cop27, tenutasi a Kinshasa, in Repubblica Democratica del Congo. “Mentre siamo preoccupati di come gestire le emergenze che il cambiamento climatico sta causando nelle regioni più esposte ad esso, sottolineiamo che è ancor più urgente approfondire i cambiamenti strutturali che l’adattamento ai cambiamenti climatici impone alle comunità dei Paesi meno sviluppati, che spesso si trovano prive delle risorse tecnologiche e finanziarie per farlo”, ha osservato Eve Bazaiba, vice primo ministro e ministro dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, nel discorso di apertura. La viceministra ha ricordato che “dobbiamo sfruttare le nostre risorse naturali e trovare pane per i nostri figli, ma ci sono sempre più ostacoli legati alla necessità di ridurre le nostre emissioni. Diversi Paesi africani stanno lottando per fare una scelta tra la sopravvivenza delle loro popolazioni e il controllo delle emissioni di gas serra, mentre il continente è responsabile solo del 4% delle emissioni globali di gas serra. Cosa fare in queste circostanze? Sfruttare le nostre risorse e nutrire i nostri bambini o guardarli e lasciarli morire di fame?” Citata dal sito Zoom Eco, Eve Bazaiba ha dichiarato che la questione dell’accesso ai fondi per il clima da parte dei Paesi forestali, in particolare quelli dei bacini tropicali del pianeta, “rimane un’equazione con molte incognite, mentre le loro foreste forniscono servizi incommensurabili all’umanità”. Va ricordato, la vice-ministra, che qualsiasi investimento nella protezione e conservazione delle foreste non deve mai più essere considerato un aiuto allo sviluppo, ma piuttosto come un investimento nel sistema climatico globale, che in realtà è un bene comune per tutta l’umanità. “Respiriamo tutti la stessa aria e ci immergiamo tutti nella stessa atmosfera. Quindi prendiamocene cura investendo nelle foreste. Pensiamo anche ai guardiani delle foreste perché come tali hanno diritto a un compenso”. In collegamento video, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato un monito: “il caos climatico galoppa, l’azione per il clima è ferma”. Ha avvertito i governi delle principali nazioni che i loro impegni collettivi al G20 sono stati troppo esigui e troppo tardivi. “Siamo in una lotta all’ultimo sangue per la nostra sicurezza oggi e per la nostra sopravvivenza, domani”, ha affermato Guterres. La sua vice segretaria generale, Amina Mohammed, ha avvertito che “tutti gli indicatori climatici puntano nella direzione sbagliata”. [CC]