Capo Verde

Praia entra nell’elenco dei paesi con riserve d’oro

CAPO VERDE – Capo Verde ha già una tonnellata di riserve d’oro per un valore di oltre 49 milioni di euro. L’annuncio, fatto dalla Banca centrale dell’arcipelago, sigilla l’ingresso del paese nell’elenco dei paesi che detengono riserve auree.

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Ultimi articoli della sezione Africa Occidentale

  • Ghana Free

    Nasce ad Accra l'Accademia nazionale del digitale

    GHANA - Il ministro delle Comunicazioni e della Digitalizzazione, Ursula Owusu-Ekuful, ha dato il via ieri alle attività della la National Digital Academy (Nda) invitando i giovani a cogliere le opportunità del digitale per sviluppare le proprie competenze. Iniziativa di Smart Africa, un think tank digitale, la Nda, nell'ambito della Smart Africa Digital Academy (Sada), finanziata dalla Banca Mondiale, ha l'obiettivo di formare i giovani con competenze digitali per colmare il gap di competenze nel settore. Come prcisano i media locali, l'accademia si occuperà anche di sviluppare le capacità degli alti funzionari governativi e dei responsabili politici con competenze digitali "per un processo decisionale efficace". [VGM]
  • Nigeria Free

    Cacao, Abuja interessata a entrare in accordo su...

    NIGERIA - La Nigeria ha espresso il proprio interesse ad unirsi al Ghana e alla Costa d'Avorio nell'implementazione di un Living income differential (Lid, differenziale di reddito vivo) di 400 dollari per ogni tonnellata di semi di cacao venduti, per aumentare i benefici per i coltivatori. Abdullahi Abubakar, direttore del ministero federale nigeriano dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, che ha guidato un gruppo di lavoro presso l'Ente per il Cacao del Ghana, ha dichiarato che questa iniziativa contribuirà ad aumentare il reddito dei piccoli coltivatori di cacao. Come precisa la stampa locale, la delegazione si trovava nel Paese per incontrare i funzionari del Cocobod e per esaminare le operazioni del Lid a favore dei piccoli coltivatori di cacao del Ghana. Abubakar, che ha letto il discorso a nome di Ernest Umakhihe, segretario permanente del ministero Federale dell'Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, ha affermato che l'industria nigeriana del cacao, non regolamentata e liberalizzata, sta privando i piccoli coltivatori delle entrate annuali perché non sono in grado di riscuotere il Lid. Il sistema Lid, istituito dalla Costa d'Avorio e dal Ghana nel 2019, "è destinato a diventare l'organizzazione dei mercati del cacao dell'Africa e, se pienamente attuato nella regione, può essere paragonato all'organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, dove i prezzi del cacao saranno regolamentati", ha detto aggiungendo che "l'adesione della Nigeria al sistema Lid garantirà inoltre che il premio applicato all'industria del cioccolato, che vale 100 miliardi di dollari, contribuisca ad aumentare il reddito dei piccoli agricoltori". Commentando l'interesse, l'amministratore delegato del Cocobod, Joseph Boahen Aidoo, ha affermato che è necessario creare alcune strutture affinché il Lid funzioni in Nigeria. Mentre il Ghana e la Costa d'Avorio hanno implementato un sistema di regolamentazione centralizzato, in Nigeria il commercio e la commercializzazione sono infatti affidati a singole società private senza alcuna regolamentazione centralizzata. "Questo rende difficile che il Lid arrivi senza problemi agli agricoltori, perché il Lid dovrebbe essere dato a tutti gli agricoltori. Ma se non c'è controllo, diventa difficile garantire la conformità del flusso", ha detto Aidoo. Inoltre, la Nigeria deve aderire all'Iniziativa per il Cacao del Ghana e della Costa d'Avorio, firmare la Carta del Cacao e assicurarne la promulgazione da parte dell'assemblea nazionale per poter beneficiare dell'iniziativa. La Nigeria, a suo avviso, entrando a far parte dell'iniziativa, "rappresenterebbe una forza formidabile" e avrebbe più voce in capitolo sul mercato nella determinazione dei prezzi. [VGM]
  • Nigeria Free

    Legge per estendere assicurazione sanitaria a più...

    NIGERIA - Il governo nigeriano ha approvato una nuova legge sul sistema delle assicurazioni che mira ad ampliare la copertura a favore dei cittadini vulnerabili che non possono permettersi i costi dell'assistenza sanitaria in quello che è il Paese più popoloso d’Africa.  Il National Health Insurance Authority Bill 2022 "garantirà la copertura di 83 milioni di nigeriani poveri che non possono permettersi di pagare i premi", ha dichiarato il presidente Muhammadu Buhari in un comunicato.  Circa otto nigeriani su 10 non hanno una copertura assicurativa sanitaria nella più grande economia africana, secondo un sondaggio di novembre. La maggior parte dei nigeriani - ma è un fenomeno diffuso in tutto il continente - paga in contanti se deve recarsi in una struttura sanitaria in caso di malattia.  La legge istituisce un fondo per i gruppi vulnerabili che sarà finanziato attraverso un fondo per la fornitura di assistenza sanitaria di base, un prelievo sull'assicurazione sanitaria, un fondo di intervento speciale, nonché i proventi di investimenti, donazioni. [MS]
  • Ghana Free

    Cacao, progetti di rilancio e risultati attesi

    GHANA - I programmi finanziati anche da Cdp, fa sapere Cocobod, stanno già dando i loro frutti: hanno consentito un primo sviluppo dell’industria locale per la trasformazione del cacao e stanno effettivamente svolgendo una funzione di stimolo dell’economia nazionale, tanto più importante se calato nel contesto di congiuntura globale determinato dalla pandemia. Secondo l’ultimo rapporto disponibile, Cocobod ha aumentato il numero di impiegati a sua disposizione, passando dai circa ventimila di maggio 2020 a 30.368, la resa media per ettaro è salita da 450 a 500 chilogrammi ed è aumentata anche la capacità di lavorazione di fave di cacao (da 206 a 262.000 tonnellate). Un trend positivo che sarà rafforzato dall’espansione della capacità di stoccaggio (oltre settecentomila tonnellate dalle iniziali seicentomila), necessario per far fronte alla rinnovata capacità produttiva, dall’aumento del consumo locale di cacao con l’obiettivo di arrivare a 1,5 chili per abitante entro un arco di cinque anni; e infine da una capacità di lavorazione del cacao che dovrà arrivare al 50% della produzione nazionale.  Questo maggiore impegno sul piano industriale è accompagnato da una serie di misure prese per migliorare l’intero comparto anche sotto altri profili. Cocobod ha messo in atto diversi programmi per contrastare i casi di lavoro minorile, come le iniziative di sensibilizzazione rivolte alle comunità rurali che prevedevano il ricorso ai capi tradizionali per veicolare il messaggio in maniera più efficace. Sono stati poi realizzati corsi di formazione per gli agenti di Cocobod, anche qui per sensibilizzare sui temi del lavoro minorile facendo in questo caso perno sui rappresentanti dell’azienda che hanno contatti diretti con i produttori. La società ha poi contattato una quindicina di stazioni radiofoniche attive nelle aree dove è più alto il rischio di lavoro minorile e ha effettuato una campagna di informazione sui risvolti negativi di tale fenomeno e sugli strumenti utili a contrastarlo. Corsi di formazione specifici sono stati infine organizzati a beneficio delle donne attive nella filiera per aiutarle ad adottare una serie di buone pratiche nella gestione delle loro piantagioni e ottenere quindi un’adeguata redditività delle proprie attività. [MS]
  • Ghana Free

    Cacao, il contributo di Cassa depositi e prestiti

    GHANA - A questo punto è entrata in gioco Cdp all’interno di un pool che ha visto la partecipazione di Banca africana di sviluppo (AfDB), Japan International Cooperation Agency e Development Bank of Southern Africa, oltre che una serie di banche commerciali tra le quali Commerzbank, Credit Suisse e Industrial and Commercial Bank of China. Insieme, questi attori hanno messo sul piatto nel 2020 un finanziamento di 600 milioni di dollari a favore di Cocobod. Cocobod è il maggiore player attivo a livello mondiale nella commercializzazione del cacao. La società raggruppa sotto un’unica struttura commerciale la base produttiva, costituita da migliaia di piccoli agricoltori, e promuove l’esportazione del prodotto sui mercati internazionali sotto un unico marchio. Cocobod inoltre favorisce l’attuazione coordinata su scala nazionale di programmi e politiche agricole nella filiera del cacao. Da qui la scelta di finanziare otto programmi (Productivity Enhancement Programmes) che, una volta realizzati, dovrebbero consentire un’attività locale di lavorazione del cacao ad alto valore aggiunto, con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro e una generale spinta positiva all’intera economia nazionale.  Nel corso della prima parte del 2021, cinque degli otto programmi previsti sono stati avviati grazie ai fondi dell’iniziativa a cui ha preso parte Cdp. Più in particolare è stato avviato il programma di sostituzione degli alberi di cacao infettati dal virus Cssv; il programma relativo alla sostituzione degli alberi improduttivi; il programma per l’impollinazione artificiale; il programma a sostegno dell’irrigazione; e infine si è provveduto ad avviare un database delle piantagioni di cacao. Gli altri tre programmi avviati nella seconda parte dell’anno puntano al rafforzamento delle capacità di stoccaggio, alla promozione della lavorazione locale delle fave di cacao e alla promozione del consumo locale di cacao.  I risultati attesi sono ambiziosi. Entro il 2023 si prevede un incremento del raccolto nazionale del cacao dell’ordine del 35%, che dovrebbe essere reso possibile grazie alle nuove piante e agli interventi nel campo dell’irrigazione (due dei principali fattori che hanno finora differenziato il Ghana dalla Costa d’Avorio). Si arriverà quindi a generare nuovi posti di lavoro sia diretti che indiretti. Solo a titolo d’esempio, uno degli otto programmi ha previsto l’utilizzo di trentamila giovani che nel 2020 hanno provveduto all’impollinazione manuale di una superficie pari a circa 72.000 ettari di colture di cacao. Un altro obiettivo importante riguarda la crescita di attività legate alla lavorazione locale del cacao tramite l’utilizzo di fondi per 200 milioni di dollari: fino al 2018, il Ghana era capace di processare una quota minima (18%) del cacao prodotto; tale quota è salita al 36% nel 2020 e crescerà consentendo di catturare quote di mercato e di generare occupazione. L’obiettivo ultimo è contribuire a ridurre il grado di povertà e generare reddito per l’ampia fascia di popolazione coinvolta nella coltivazione del cacao. [SEGUE]
  • Ghana Free

    Cacao, un’industria strategica per Accra

    GHANA - Una questione di resa innanzitutto. Ma anche un problema legato alla lavorazione. E, infine, un confronto, con la Costa d’Avorio, senza possibilità di appello. Da queste premesse il Ghana è partito per rimettere in sesto un settore nevralgico come quello del cacao e lo sta facendo anche grazie al sostegno dell’italianissima Cassa depositi e prestiti (Cdp).  Partiamo dai fondamentali. Il settore del cacao è per il Ghana un’industria strategica e di fondamentale importanza sia per volume di fatturato prodotto sia per numeri di posti di lavoro in gioco; secondo stime correnti, il Paese è il secondo produttore globale di fave di cacao, una su cinque immessa sul mercato globale ha origine ghanese. La raccolta e la vendita del cacao rappresentano una fonte di ricavi di primaria importanza per ottocentomila agricoltori locali. Questi vendono tutto il loro raccolto alla società a controllo pubblico Ghana Cocoa Board (Cocobod), che ha il compito di fare da intermediario tra chi produce e i mercati internazionali. L’industria del cacao contribuisce a formare circa il 7% del pil del Paese ed è alla base di circa il 20% dei flussi di valuta estera in entrata nel Paese.  Numeri importanti, ma che potrebbero essere ancor più significativi; e qui i nodi arrivano al pettine. Nonostante gli innegabili sviluppi registrati negli ultimi anni, la filiera ghanese soffre di una limitata produttività: nel 2019 la resa delle coltivazioni è stata in media di 450 chilogrammi per ettaro, mentre nella vicina Costa d’Avorio si è arrivati a un valore medio di mille chilogrammi per ettaro. Una differenza così marcata da aprire più di un interrogativo. A frenare i raccolti, però, ci sono anche infrastrutture per l’irrigazione carenti e la diffusione di un virus che ha già colpito il 17% dei terreni dedicati alle piantagioni, mentre il 22% delle piante non è più produttivo. Un altro collo di bottiglia è quello legato alla creazione di valore aggiunto, questo sì problema generale dei Paesi produttori e non soltanto ghanese: ancora nel 2019 il Paese era in grado di processare poco più di duecentomila tonnellate di fave di cacao per stagione. [SEGUE]