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Basi militari nella remota isola di Agaléga e la sfida tra India e Cina

Accesso Completo, Africa, Mauritius AFRICA/MAURITIUS - Una base militare nella remota isola di Agaléga, territorio delle Mauritius a 1100 chilometri di distanza dalla madrepatria, per controllare meglio quella porzione di Oceano Indiano a nord del Madagascar, all’altezza del confine tra Tanzania e Mozambico. Secondo un’inchiesta condotta dall’unità investigativa di Al Jazeera, India e Mauritius, di comune accordo starebbero realizzando una base navale e aerea in grado di ospitare navi pattuglia indiane e aerei. Le voci su questo progetto circolano da qualche tempo e i due Paesi coinvolti hanno finora smentito. L’inchiesta di Al Jazeera, forte di immagini satellitari, dati finanziari e prove ottenute sul terreno indicherebbero invece il contrario. In palio non è semplicemente il controllo militare di questa porzione di Oceano Indiano, quanto la vittoria nella sfida marittima con la Cina. Non sarebbe un caso, secondo l’ipotesi di Al Jazeera, che il progetto indiano sia partito nel 2018 ovvero un anno dopo lo stabilimento di una base militare cinese a Gibuti. In questo grande gioco, l’altra sfida non detta è quella di controllare le vie marittime verso l’Africa e le sue crescenti e sempre più appetibili economie. Il continente africano è in forte ascesa demografica, in pochi decenni triplicherà la propria popolazione diventando in questo modo anche un mercato ancor più interessante. Sentito da Al Jazeera, Abhishek Mishra, ricercatore dell’Observer Research Foundation, un centro studi di Nuova Delhi, ha sostenuto che nell’isola di Agaléga è in costruzione una struttura militare che fungerà da base avanzata di intelligence e da base di sorveglianza della zona sud-ovest dell’Oceano Indiano: “Sulla base delle mie informazioni personali e delle mie fonti, la base verrà utilizzata per l’attracco delle nostre navi e la pista sarà utilizzata principalmente per i nostri aerei P-8I”, ha detto Mishra, riferendosi ai velivoli indiani da pattugliamento marittimo che possono essere utilizzati per la sorveglianza, ma anche per azioni di combattimento e operazioni anti-sommergibili. La pista – in sostituzione di quella oggi esistente e lunga 800 metri – sarà in grado di far atterrare qualunque aereo. A sostegno delle sue tesi, Al Jazeera ha poi riferito della presenza nell’isola, di centinaia di lavoratori e ha tracciato l’arrivo di una dozzina di navi che hanno trasportato materiali da costruzione. Sulle sfide poste dalla presenza cinese, lo stesso Mishra non ha dubbi. “Vediamo come la Cina stia esercitando una sempre maggiore influenza e stiamo osservando la nascita di varie piattaforme militari cinesi in diverse aree dell’Oceano indiano”. E’ normale dunque, secondo Mishra, che ci sia una reazione dell’India a questo grande movimento cinese nell’area. E la posizione geografica di Agaléga, quasi a guardia del canale di Mozambico, risulta appetibile per un’operazione del genere. Difficile però che i 300 abitanti dell’isola guardino con favore quanto sta avvenendo: dediti alla pesca e alla coltivazione della noce da cocco, gli abitanti avevano chiesto da tempo la realizzazione di un ospedale e di un aeroporto. Ma, come dicono alcuni di loro ad Al Jazeera, non si aspettavano grandi opere come quelle, esprimendo dubbi su ricadute positive per la comunità locale dalle opere in costruzione.

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