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GBF Africa a Expo2020, per Kagame AfCfta e pandemia opportunità

AFRICA – La nuova Area di libero scambio continentale africana (AfCfta) creerà più scambi internazionali e intra-africani e approfondirà le relazioni tra il continente africano e gli Emirati Arabi. 

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  • AfricaAlgeria Free

    Una sola voce al Consiglio di sicurezza Onu, afferma...

    AFRICA - L’Africa “deve parlare con una sola voce” in Consiglio di sicurezza dell’Onu, per essere in grado di influenzare le decisioni di questo o qualsiasi organismo delle Nazioni Unite: lo ha detto ieri da Orano il ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, all’apertura dell’VIII conferenza di alto livello sulla pace e la sicurezza in Africa. “Riteniamo che ci siano ancora più margini di miglioramento, per raggiungere il nostro obiettivo comune di un’Africa che parli con una sola voce in grado di influenzare il processo decisionale nel Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha precisato il capo della diplomazia algerina, il cui discorso è riferito dall’Aps. Questa voce deve essere “forte e decisa”, afferma Lamamra, che rileva la necessità per i Paesi africani di rinnovare il loro attaccamento ai valori e agli ideali del panafricanismo e di “agire collettivamente per evitare qualsiasi fattore che possa mettere in pericolo l’unità dell’Unione Africana”. Il seminario in corso in Algeria è un forum regolare per la riflessione collettiva, lo scambio di opinioni e la condivisione di esperienze, delle lezioni apprese e delle buone pratiche, “per dimostrare il vero spirito dell’unità africana e della solidarietà per la promozione di posizioni comuni africane sulla pace e la sicurezza”, ha sottolineato il ministro Lamamra. “Dobbiamo sempre puntare a rendere il multilateralismo più vantaggioso per l’Africa, sforzandoci di porre fine all’emarginazione del nostro continente all’interno del sistema internazionale, ha dichiarato. Il capo della diplomazia ha anche osservato che l’Africa ha bisogno di un ruolo “più importante” dell’Unione africana nella prevenzione e risoluzione dei conflitti, in un contesto segnato dal “deterioramento del panorama globale di pace e sicurezza”. Ha inoltre stimato che “l’impegno collettivo dei Paesi africani ha iniziato a dare i suoi frutti con il Gruppo A3 (Kenya, Niger e Tunisia, Ndr) che cresce notevolmente in statura e capacità diplomatiche, e anche in termini di composizione come attesta l’alleanza fondata dallo scorso anno con un nuovo membro della regione caraibica “Saint Vincent e Grenades”. “Questa impresa panafricana implica il riconoscimento delle nostre carenze e stiamo raddoppiando i nostri sforzi a monte e a valle per tradurre in fatti la visione sancita dall’Agenda 2063 di un’Africa integrata, prospera e pacifica portata dai suoi stessi cittadini e che rappresenti una forza dinamica sulla scena mondiale”, ha detto. Lamamra, d’altro canto, ha sottolineato che l’Algeria si prepara a sedere al Consiglio di sicurezza dell’Onu e a dare il suo contributo a nome dell’Unione africana nel periodo 2024-2025, coordinandosi con le controparti africane all’interno del Consiglio di sicurezza. Ha ribadito l’impegno del suo Paese a fare del suo meglio per adempiere al mandato continentale, esprimendo “la gratitudine dell’Algeria ai membri dell’Ua che hanno sostenuto la sua candidatura”. L’VIII seminario sulla Pace e la Sicurezza in Africa registra una partecipazione di alto livello di Paesi membri dell’Ua, membri africani del Consiglio di Sicurezza, esperti e rappresentanti di organismi internazionali (Onu, Lega Araba). [CC]
  • Africa Free

    Fondi da Afdb per le affiliate Ecobank

    AFRICA - Il Consiglio di amministrazione della Banca africana di sviluppo (Afdb) ha approvato a metà novembre uno strumento di condivisione del rischio non finanziato da 35 milioni di dollari per supportare le attività di finanziamento commerciale in Africa delle affiliate di Ecobank International. La notizia è stata data ieri da Afdb tramite un comunicato stampa: la struttura supporterà più di 50 banche emittenti che operano in 35 paesi africani e si prevede che catalizza transazioni commerciali per un valore di quasi 300 milioni di dollari in un periodo di tre anni. Stefan Nalletamby, direttore per lo sviluppo del settore finanziario presso Afdb, ha affermato che il rinnovo della partnership con Ecobank arriva in un momento in cui la maggior parte delle banche emittenti africane sta combattendo contro l’impatto negativo della pandemia. “Le istituzioni stanno affrontando gravi problematiche nell’ottenere strutture adeguate dalle banche internazionali per supportare le piccole imprese africane e le imprese locali coinvolte nel commercio internazionale”. La struttura si allinea alla crescente domanda del mercato per finanziamenti commerciali in Africa in agricoltura, trasporti, edilizia, sanità e produzione ed è coerente con le priorità strategiche High 5 della Banca, in particolare Industrializzare l’Africa, Integrare l’Africa e Nutrire l’Africa. È inoltre in linea con le priorità operative della Strategia di sviluppo del settore finanziario della Banca, che promuove un maggiore accesso ai finanziamenti per le piccole imprese e l’ampliamento e l’approfondimento dei mercati finanziari africani. [ASB]
  • AfricaCosta AvorioGhanaSenegalSudafrica Free

    Ramaphosa da Abuja, contro restrizioni Omicron

    AFRICA - Proveniente da Abuja, in Nigeria, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa è atterrato ieri pomeriggio nella capitale economica ivoriana Abidjan. Il presidente del Sudafrica è impegnato in un tour di una settimana in quattro paesi dell’Africa occidentale, con proseguimento per Accra, in Ghana, e Dakar, in Senegal. Dalla capitale nigeriana Abuja, Ramaphosa ha espresso disappunto per quello che ha definito un divieto di viaggio “non scientifico e discriminatorio” imposto al Sudafrica e ad alcuni dei Paesi vicini, in merito alla variante Omicron del coronavirus. “Presidente [Muhammadu] Buhari, la solidarietà espressa da Lei e dal governo della Nigeria invia il messaggio più forte. Dice che come Paesi africani, siamo uniti contro l’imposizione di restrizioni arbitrarie e discriminatorie che non sono solo non scientifiche, ma contro- produttive a lungo termine”, ha detto Ramaphosa al termine dei colloqui di alto livello in Nigeria. “In effetti, i leader della Costa d’Avorio, così come del Ghana e del Senegal, hanno anche espresso la loro insoddisfazione per il divieto di viaggio contro il Sudafrica e i nostri Paesi fratelli dell’Africa meridionale. Ramaphosa e un gruppo di ministri hanno tenuto colloqui ad alto livello su una serie di temi, tra cui la facilità di fare affari, l’accordo sull’area di libero scambio continentale dell’Africa e altri accordi bilaterali di ampio respiro. Mercoledì, le autorità sanitarie nigeriane hanno annunciato di aver trovato anche la variante Omicron in campioni raccolti a ottobre. Ramaphosa ha affermato che il danno risultante dai divieti di viaggio sulle economie dei Paesi colpiti sarebbe “considerevole e di lunga durata”. [CC]
  • Africa Free

    Focac, Pechino teme il disincanto e corregge il tiro

    AFRICA - Un successo che ha “rafforzato lo spirito d’amicizia e di cooperazione sino-africana basata sull’uguaglianza, il mutuo vantaggio e la giustizia” che dovrà proseguire negli anni “generazione dopo generazione”: così il ministro degli esteri cinese Wang Yi, affiancato dall’omologa senegalese Aissata Tall Sall, ha definito questa edizione del Forum sulla cooperazione Cina-Africa 2021 (Focac), durante la conferenza stampa conclusiva dell’evento.

    Alla vigilia del vertice c’era grande attesa per nuovi annunci a effetto su finanziamenti da miliardi di dollari, come di solito era avvenuto nelle precedenti edizioni del Focac. Annunci che pure ci sono stati in vari settori, in particolare su quello sanitario con l’annuncio della fornitura di un miliardo di dosi di vaccini per combattere la pandemia di Covid 19 per arrivare al 60% di vaccinati nel continente entro il 2022. Tuttavia, dopo vent’anni di collaborazione economica che nel continente africano hanno generato molte speranze e aspettative, si sta attraversando forse un momento di disillussione. 

    La questione del debito, lo sviluppo di progetti infrastrutturali a beneficio di comunità limitate o che non hanno portato lo sviluppo sperato, gli squilibri commerciali, diritti del lavoro e ambientali non sempre rispettati hanno generato scontento nella società civile africana e la richiesta di un cambio di rotta arrivata fino ai vertici politici. Lo si è notato in questo vertice nei discorsi del Presidente senegalese Macky Sall e in quelli dei capi di Stato presenti (in diretta online) durante la cerimonia inaugurale. Tutti hanno chiesto un “riequilibrio” della relazione Cina-Africa.

    Pechino ha ascoltato e annunciato l’intenzione di aprire maggiormente i suoi mercati all’esportazione di prodotti africani con l’intenzione di portare il valore del volume annuale a 300 miliardi di dollari e favorendo l’importazione di prodotti agricoli e alimentari. Allo stesso tempo, ha rilanciato investimenti che favoriranno l’arrivo di imprese private nel continente spingendole a “investire almeno 10 miliardi di dollari nei prossimi tre anni”. E’ anche su questo che la Repubblica popolare intende puntare, con un approccio che sarà probabilmente più selettivo con progetti e investimenti più mirati a seconda di rischi e fattibilità.

    Questo “cambio di rotta” è anche legato alla questione del debito che in alcuni Paesi africani ha raggiunto livelli elevati e di recente ha portato molti Stati ad essere considerati dal Fondo monetario internazionale (Fmi) a rischio indebitamento o in crisi. Secondo le autorità cinesi, la Cina ha prestato tra il 2000 e il 2019 almeno 153 miliardi di dollari a Stati e società africane ed è il più grande creditore del continente. Le incombenti ristrutturazioni del debito obbligate mettono Pechino in una situazione delicata. Deve riscuotere e far fronte a inadempienze seriali, ma se si impone la sua immagine rischia di deteriorarsi, come dimostrano le proteste avvenute in Zambia o più di recente in Uganda con il caso dell’aeroporto di Kampala. [MSI]

  • Africa Free

    Codeway: Sereni, il covid evidenzia importanza...

    AFRICA - “La pandemia da Covid-19 porta a rilanciare il concetto stesso della cooperazione. In un mondo globalizzato e con confini sempre più liquidi, nessuno può definirsi sano in un pianeta malato”: è Marina Sereni, vice ministra degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, ad aprire con queste parole l’edizione digitale di Codeway – Cooperation Development Expo, la prima manifestazione fieristica italiana dedicata alla Cooperazione allo Sviluppo Internazionale, con un focus specifico su aziende e realtà profit impegnate nel settore. L’appuntamento, organizzato da Fiera Roma con il supporto di Regione Lazio, Camera di Commercio di Roma, Unioncamere Lazio, è cominciato oggi ed è in programma fino a venerdì (in modalità virtuale e gratuita). “Credo che questa pandemia ci abbia insegnato – ha spiegato Sereni, intervenendo sul tema della prima giornata di lavori “Covid, sostenibilità e Sdgs, i nuovi paradigmi della Cooperazione Internazionale” – ci sono sfide mondiali, che senza una cooperazione globale e strumenti multilaterali non possiamo risolvere. Non è possibile nemmeno per il Paese più potente e ricco del mondo. La cooperazione è dunque sì figlia di buoni sentimenti, ma anche di una scelta razionale: cooperare significa fronteggiare meglio minacce e pericoli”. La vice ministra ha sottolineato come per raggiungere gli obiettivi prefissati nell’Agenda 2030 sia necessario “un enorme sforzo umanitario” che chiama senz’altro a raccolta risorse pubbliche e donazioni dei cittadini, ma non solo. “I Paesi a basso e medio reddito – ha affermato Sereni – ci chiedono non solo di essere generosi con loro, ma anche di indirizzare sempre maggiori risorse verso lo sviluppo, la possibilità di creare posti di lavoro, impresa, formazione, innovazione tecnologica. È una faccia relativamente nuova della cooperazione, che può e deve mobilitare anche le risorse private del sistema economico”. La ministra ha quindi sottolineato come l’Italia sia un paese presente in molti contesti difficili e ha ricordato le molte imprese italiane che lavorano in Africa, dove l’Italia è uno dei principali investitori. Imprese che “possono essere impegnate non solo nell’aspetto business puro e semplice, ma anche ad accompagnare questo business con iniziative fatte assieme ai nostri partner africani, per creare condizioni di sviluppo sostenibile, che in qualche misura rendano migliore la prospettiva di vita per quelle popolazioni”. La cooperazione, secondo la rappresentante della Farnesina, deve affrontare di più questo tema. “La diffidenza che c’era inizialmente, quando abbiamo approvato la legge 125 nel 2014, di fronte all’idea di dare anche a soggetti profit un ruolo nella cooperazione allo sviluppo, oggi è culturalmente superata. E servono occasioni, proprio come questa offerta da Codeway, che consentano incontro e reciproca conoscenza tra universi diversi come quelli di profit e non profit. Noi, come Italia, dobbiamo migliorare nel fare sistema paese: se riusciamo a mettere insieme tutti i soggetti che a vario titolo si trovano in un determinato territorio, possiamo costruire progettualità di cooperazione certamente più ambiziose, efficaci e robuste”.
  • AfricaSenegal Free

    Focac, Pechino punta sull’Africa e rilancia

    AFRICA - Consolidare le relazioni di partnership con il continente africano “diversificando gli scambi multilaterali a tutti i livelli” e “coordinando” le sue politiche con quelle africane “sul commercio e gli investimenti, sullo sviluppo industriale, l’economia digitale, lo sviluppo verde a basse emissioni, le infrastrutture, la sanità e la sicurezza”: è questo uno dei passaggi salienti degli impegni presi dalla Cina nel documento “Visione 2035 sulla Cooperazione Cina-Africa” con cui ieri a Dakar, in Senegal, si è chiusa l’8a edizione del Forum sulla cooperazione Cina-Africa 2021 (Focac). Tutti settori ampiamente toccati all’interno del testo con diverse iniziative congiunte, trasferimento di know-how e finanziamenti. Contrariamente a quanto si pensava alla vigilia del summit, per via del rallentamento dell’economia cinese negli ultimi anni, al punto 8 Pechino annuncia un nuovo aumento degli investimenti diretti nel continente pari a 60 miliardi di dollari. Esattamente la stessa somma annunciata nel 2015 e nel 2018, solo che in questa occasione si impegna a sostenerli entro il 2035. Una buona parte delle consultazioni di questo Forum è stata dedicata alle relazioni economiche tra la Cina e il continente africano. Pechino, che rimane il principale partner commerciale d’Africa, sembra aver cercato di rispondere ai segnali di frustrazione emersi negli ultimi anni in alcuni Paesi riguardo una relazione ancora sbilanciata a favore della Cina e che gli africani vorrebbero cambiare. Ecco dunque che ai punti 6 e 7 del testo della Vision 2035 viene scritto l’impegno di “Portare la cooperazione reale a un livello superiore per un’integrazione significativa degli interessi di entrambe le parti” e successivamente viene espressa  l’intenzione di puntare a una “crescita equilibrata del commercio bilaterale” che la Cina vuole ottenere “portando il volume annuo delle importazioni cinesi dall’Africa a 300 miliardi di dollari”. Secondo i dati a disposizione la Cina esporta in Africa molti più beni di quanti ne importi. Inoltre, esporta manufatti ad alto valore aggiunto, mentre importa principalmente materie prime. Va sottolineato poi che anche se circa il 70% delle esportazioni africane sono destinate alla Cina, nel 2019 rappresentavano solo il 4% della bilancia commerciale cinese. Per questo i paesi africani vorrebbero accedere maggiormente al mercato cinese esportando anche prodotti agricoli e alimentari. E Pechino sembra apparentemente voler accordare questa richiesta con finanziamenti, corridoi doganali agevolati e infrastrutture. Da notare, infine, che nel punto 31 del documento si parla di cooperazione nel campo della sicurezza come un nuovo “punto focale” dello sviluppo delle relazioni sino-africane. Si annunciano formazioni ed esercitazioni congiunte per operazioni di mantenimento della pace, lotta al terrorismo, alla droga e alla pirateria. Forse non a caso dunque domenica, secondo alcuni osservatori, in occasione dell’apertura del Focac 2021, la ministra senegalese Aissata Tall Sall aveva chiesto al suo omologo cinese il sostegno della “voce forte di Pechino” nel Sahel. [MSI]