Mozambico

Con l’Italia una collaborazione fondata sull’energia che può andare oltre

MOZAMBICO – Una collaborazione solida, di lungo periodo, che ha nell’energia e nella presenza di Eni un pilastro fondamentale ma che si allarga a tutti i settori dell’economia, della politica e della cultura.

Sergio Mattarella incontra il presidente del Mozambico Filipe Jacinto Nyusi e rinsalda un legame che data da prima dell’indipendenza del Paese africano, si è concretizzato nel sostegno italiano alla pace che ha concluso trent’anni fa la guerra civile, prosegue da allora senza sosta con accordi bilaterali.

“Nel suo percorso, il Mozambico potrà sempre fare affidamento sulla Repubblica Italiana quale partner leale e perseverante” ha assicurato il Presidente della Repubblica a un Paese che cerca di fronteggiare la minaccia del terrorismo fondamentalismo nel nord e guarda con preoccupazione ai cambiamenti climatici.

L’oggi, l’urgenza, è quella di diversificare l’approvvigionamento di gas rispetto al passato, l’Italia può contare anche sul contributo del Mozambico, tanto da aver già portato la dipendenza dal gas russo dal 40% al 25% in pochissimi mesi.

Un’operazione portata avanti con una diplomazia coordinata, tanto che proprio nelle ore in cui il Presidente è a Maputo, il premier Mario Draghi vola in Turchia.

E Mattarella può far leva su un passato fatto di aiuti ad ampio spettro, tanto che Nyusi, dopo aver lodato l’impegno di Eni, ha ringraziato il nostro Paese che non si mostra amico “solo nei momenti di crisi” energetica ma sostiene la repubblica africana per avviare uno sviluppo completo e diversificato.

“Desideriamo rafforzare la collaborazione perché sentiamo il Mozambico vicino a noi anche per valori recati nella vita della Comunità internazionale” ha detto infatti il Capo dello Stato, per il quale “è importante la collaborazione che avviene sul piano energetico attraverso l’azione dell’ENI. Il prossimo avvio dell’esportazione di gas naturale liquefatto dall’impianto di Coral Sul, gestito da ENI, è un traguardo importante”.

Accanto a questo si coltiva la speranza che il rapporto “si possa allargare ad altri settori economici, coinvolgendo diverse aziende italiane che già lavorano e altre che possano impegnarsi”

Un approccio globale, che per Mattarella deve improntare le relazioni tra Italia ed Europa e l’intera Africa, mettendo da parte le mire egemoniche di alcune potenze e favorendo una crescita complessiva e diffusa.

In un continente dove la Cina estende la sua influenza con un approccio che fa parlare alcuni osservatori di neo-colonialismo e mentre la Russia invade un paese confinante, il Presidente della Repubblica ha proposto una visione diametralmente opposta: “non esistono più zone di influenza delle grandi potenze, perché il mondo ormai è senza distanze reali, è interconnesso, strettamente raccolto.

La pretesa che vi siano zone d’influenza delle grandi potenze è fuori dalla realtà. Contrasta con il senso e il valore della pace che oggi intendiamo coltivare” ha spiegato. Perché “non possiamo né dobbiamo arrenderci al costume della guerra”.

“L’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina vede il riemergere di dottrine, come il militarismo e l’imperialismo” ha notato il Capo dello Stato, ma esse sono già state “condannate dalla storia”.

Il rapporto con il Mozambico è un esempio del paradigma italiano della cooperazione: rapporti economici che danno frutti, certo, ma soprattutto uno scambio basato su “rispetto” e aiuto alla crescita istituzionale, culturale e sociale.

A testimoniare l’impegno a 360 gradi, l’accordo 2022-2026 firmato oggi dal viceministro agli Esteri Marina Sereni, che porta a 85 milioni gli aiuti italiani nei settori della salute, dell’occupazione, dell’agricoltura, dello sviluppo urbano e dell’ambiente.

Massimo impegno nell’ambiente è stato infine sollecitato sia da Nyusi che da Mattarella, in un continente stretto dalla siccità e dalle conseguenti migrazioni interne ed esterne.

Il presidente della Repubblica ha fatto notare come la tragedia della Marmolada sia “elemento simbolico delle tante tragedie che il mutamento climatico non governato sta comportando in tante parti del mondo”. E ha sottolineato come alcuni Paesi, troppi, non rispettino i patti firmati, l’ultimo dei quali a Glasgow.

“Occorre quindi richiamare tutti a rispettare quegli impegni assunti in queste convenzioni internazionali – ha esortato – e a definire e assumere impegni ulteriori. Perché quello che l’esperienza dimostra, giorno per giorno, in tante parti del mondo, è che senza affrontare sistemicamente e seriamente, a fondo, i problemi che pone il cambiamento climatico, contrastandolo, sarà difficile garantire alle future generazioni una vita accettabile sulla Terra”. [AGI]

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